Pil, per l’Umbria crescita sotto l’1% nel 2026. Perugia meglio di Terni
di Daniele Bovi
C’è l’Umbria tra le peggiori regioni d’Italia per quanto riguarda l’andamento del Pil dal 2019 al 2025, mentre per l’anno che si è appena aperto la crescita – come nel resto d’Italia – si fermerà abbondantemente sotto l’uno per cento. A scattare la fotografia è l’ufficio studi della Cgia di Mestre che, sulla base dei dati di Prometeia, stima che nel 2026 il Pil dell’Umbria si attesterà sul +0,66 per cento, in linea con la media nazionale e in lievissima crescita rispetto al +0,49 dell’anno che si è appena chiuso.
In difficoltà Il Cuore verde poi si conferma una delle regioni più in difficoltà se si guarda agli ultimi anni. Fra 2019 e 2025, infatti, il Prodotto interno lordo è aumentato del 3,17 per cento; a fare peggio solo Friuli Venezia Giulia (+1,85), Molise (+2,6), Toscana (+1,67), Liguria (+1,63) e Basilicata (+2,24). A livello provinciale il quadro è molto differente: Perugia fa decisamente meglio rispetto a Terni sia per quanto riguarda gli ultimi sei anni (+4,21 per cento contro il -0,18 di Terni) che per il 2026, anno durante il quale la provincia più grande dovrebbe mettere a segno un +0,71 per cento, mentre Terni si dovrebbe fermare a un +0,49.
In Italia Nel complesso il contesto nazionale resta caratterizzato da una crescita debole. Nel 2026 il Pil italiano dovrebbe superare i 2.300 miliardi di euro in termini nominali, con un aumento del 2,9 per cento rispetto al 2025. Al netto dell’inflazione, però, l’incremento reale si fermerebbe allo 0,7 per cento. La dinamica sarebbe sostenuta soprattutto dal recupero dell’export e dalla tenuta dei consumi, mentre gli investimenti mostrano un deciso rallentamento dopo la spinta degli ultimi anni.
Pnrr Secondo l’ufficio studi della Cgia, la progressiva uscita di scena delle risorse del Pnrr, la cui scadenza è fissata per la prossima estate, rischia di pesare ulteriormente sul quadro generale. Al di là di questo fattore, l’economia italiana continua a mostrare difficoltà strutturali che la rendono meno dinamica rispetto agli altri Paesi europei, con una crescita che da oltre vent’anni rimane inferiore alla media dell’Unione.
Le regioni Sul piano territoriale, le differenze tra le regioni restano marcate. Per il 2026 la crescita più elevata è attesa in Emilia-Romagna, indicata come la nuova locomotiva del Paese con un +0,86 per cento, davanti a Lazio e Piemonte. Seguono Friuli Venezia Giulia e Lombardia. In fondo alla classifica si collocano invece Calabria, Basilicata e Sicilia, tutte con aumenti inferiori allo 0,3 per cento. In mezzo c’è l’Umbria, con un dato in linea con la media nazionale ma lontano dalle performance delle aree più dinamiche del Centro-Nord.
Le province Anche a livello provinciale emergono forti divari. Le previsioni indicano una crescita particolarmente sostenuta per Varese, Bologna e Reggio Emilia, mentre il Mezzogiorno continua a muoversi a velocità ridotta, pur con alcune eccezioni come Napoli e Caserta. In questo scenario, il cuore dello sviluppo resta concentrato lungo l’asse della via Emilia, dove si addensano molte delle province con i risultati migliori.
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