Piccole e medie imprese trainano l’economia italiana: a Bolzano l’86% lavora in una MPMI – Cronaca
BOLZANO. Anche a Bolzano, come nel resto d’Italia, sono le piccole e medie imprese a trainare l’economia locale. E lo fanno con numeri da record, secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA che conferma la leadership italiana nel panorama europeo delle PMI. Bolzano è 75° tra le province con la percentuale più alta di occupati nel settore, con l’86%.
Confrontate con le attività economiche della stessa classe dimensionale per numero di addetti, le PMI italiane – e tra queste quelle del territorio altoatesino – si distinguono positivamente e si affermano come leader nel contesto europeo. Analizzando parametri quali numero di imprese, occupazione generata, fatturato e valore aggiunto prodotto, le aziende italiane con meno di 250 dipendenti risultano prevalere in tutte le categorie. Particolarmente significativo è il dato sulla produttività, che supera persino quello delle imprese tedesche, da sempre riconosciute come le migliori nel settore manifatturiero europeo.
A livello nazionale, le PMI italiane sono poco più di 4,7 milioni, pari al 99,9% del totale, e danno lavoro a 14,2 milioni di addetti (76,4% del totale nazionale). In termini di fatturato, generano il 64% del totale e circa la stessa quota di valore aggiunto (65%).
Quando il confronto si sposta su scala europea, le performance delle nostre PMI sono le migliori. Se a livello numerico la quota è in linea con quella dei principali Paesi competitor, il contributo in termini occupazionali e di valore aggiunto delle nostre realtà è nettamente superiore. Le PMI italiane danno lavoro al 74,6% degli addetti totali, contro il 55,2% delle pari categoria tedesche. In termini di fatturato producono il 62,9% del totale, contro il 35,8% dei tedeschi.
Le PMI italiane in senso stretto (10-249 addetti) sono addirittura più produttive di quelle tedesche di 4.229 euro per occupato (+6,6%). Purtroppo si sconta un forte gap di produttività nelle micro attività (0-9 addetti) del 33%.
Nonostante le PMI rappresentino un punto di riferimento in Europa, il sistema produttivo italiano – e quello altoatesino non fa eccezione – registra ancora numerose criticità. La problematica più rilevante è la carenza di grandi aziende, una situazione sconosciuta fino a circa quarant’anni fa.
Sino alla prima metà degli anni ’80 del secolo scorso, l’Italia si posizionava tra i leader europei e talvolta mondiali in settori come chimica, plastica, gomma, siderurgia, alluminio, informatica, auto e farmaceutica, grazie al ruolo di grandi imprese sia pubbliche che private (Montedison, Montefibre, Pirelli, Fiat, Olivetti). Oggi, a distanza di quattro decenni, abbiamo perso terreno e leadership in quasi tutti questi comparti.
A livello nazionale, le grandi imprese ammontano a sole 4.619 unità (0,1% del totale), ma occupano oltre 4,4 milioni di addetti (23,6% del totale) e fatturano il 36% del dato nazionale. Abbiamo la stessa quota di PMI dei nostri principali competitor europei, ma loro possono contare su grandi imprese di dimensioni e con risultati economici che noi non abbiamo.
“Ogni qual volta si critica il nostro Paese per i bassi livelli retributivi, la scarsa produttività, la poca propensione alla ricerca e all’innovazione, la responsabilità ricade sul fatto che in Italia abbiamo troppe PMI”, sottolinea la CGIA. “In realtà, le cose stanno diversamente. I punti di debolezza sono in larga parte ascrivibili al fatto che in Italia non abbiamo grandi imprese”.




