Piano Casa, docenti inclusi tra i beneficiari, Valditara: “Benefit importanti per chi si trasferisce al Nord”
Il tema della residenza lontana dal luogo di lavoro resta uno dei principali ostacoli alla stabilizzazione dei docenti. Molti insegnanti, pur avendo conquistato il posto di ruolo, scelgono infatti di rinunciarvi a causa dei costi legati agli affitti e alle spese di trasferimento in città lontane dalla propria regione di origine.
Per affrontare l’emergenza, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato al Tg1 una novità significativa: “Abbiamo deciso, con il ministro Salvini, di inserire nel Piano Casa anche il personale della scuola, in modo da poter garantire dei benefit importanti a quei docenti che vorranno trasferirsi nelle regioni del Nord”. Una decisione che mira non solo a ridurre il fenomeno delle rinunce alle immissioni in ruolo, ma anche a rendere più attrattivi i territori dove la cronica carenza di insegnanti mette in difficoltà l’avvio dell’anno scolastico.
Le risorse e gli obiettivi del Piano Casa
Il Piano Casa, ancora in stesura, ha l’obiettivo di ampliare l’offerta di abitazioni a prezzi calmierati e sostenere l’accesso alla casa per specifiche categorie, in primis giovani coppie e famiglie numerose. Secondo le ultime indiscrezioni, la dotazione iniziale è di 660 milioni di euro, giudicata insufficiente dagli operatori del settore che stimano un fabbisogno complessivo pari a 15 miliardi. Per aumentare le risorse, il governo punta a fondi europei come InvestEU, ai prestiti della Banca Europea per gli Investimenti, al ricorso a un Fondo rotativo per l’abitare sostenibile e a un nuovo fondo presso il Mit, che dovrebbe mettere a frutto anche le risorse residue del Pnrr. In parallelo, si prevede il coinvolgimento di fondi immobiliari, casse di previdenza e fondazioni private. Nel complesso, l’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a “decine di migliaia di abitazioni a prezzi calmierati”, con un impatto diretto sulla riduzione del disagio abitativo che oggi interessa in particolare le grandi città italiane.
La questione abitativa in Italia
Secondo i dati dell’Ance, acquistare una casa nelle principali città italiane è impossibile per circa 10 milioni di famiglie con reddito inferiore a 24 mila euro annui. A Milano, Roma e Napoli, ma anche a Firenze e Venezia, il costo di un mutuo può superare la metà del reddito disponibile, mentre per i nuclei più fragili si arriva a destinare ai canoni di locazione oltre i due terzi delle entrate familiari. La scarsità di edilizia sociale pubblica – pari al 3,8% contro il 16% della Francia e il 29% dell’Olanda – aggrava ulteriormente il problema. Per questo il governo intende rilanciare i progetti di social housing e completare i 150 cantieri già aperti per il recupero di 15 mila alloggi popolari. L’apertura ai docenti rappresenta una novità rilevante: l’inclusione nel Piano Casa del personale scolastico, soprattutto in aree come il Nord dove gli organici risultano spesso scoperti, potrebbe diventare un fattore decisivo per garantire continuità didattica e stabilità al sistema educativo. Un primo esempio, come abbiamo raccontato, è stato realizzato a Castelfranco Veneto.
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