Peso della crisi energetica internazionale non può essere scaricata su autotrasportatori

Il conflitto in Iran e le tensioni internazionali stanno già producendo effetti diretti sul costo dei carburanti, con ricadute pesanti sul settore dell’autotrasporto. Cna Fita lancia l’allarme per l’aumento dei prezzi alla pompa che rischia di mettere in difficoltà migliaia di imprese del comparto.
Il monito dell’associazione aretina
“L’aumento dei prezzi si traduce – osserva Antonio Peruzzi, presidente di Cna Fita Arezzo – in oltre 2.400 euro in più all’anno per un mezzo pesante che percorre circa 100mila chilometri. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero proseguire, il costo aggiuntivo potrebbe arrivare fino a 13mila euro l’anno per ogni singolo automezzo”.
“Una situazione che – si legge in una nota – rischia di aggravare ulteriormente i bilanci delle imprese di trasporto, già alle prese con l’aumento dei costi operativi e con gli investimenti necessari per adeguarsi alle nuove normative tecnologiche e ambientali. Per questo Cna Fita chiede al Governo l’introduzione di un credito d’imposta straordinario e immediato per tutte le imprese di autotrasporto, indipendentemente dalla classe ambientale dei veicoli e dalla massa. La misura dovrebbe essere estesa non solo al gasolio ma anche ad AdBlue e gas per autotrazione. Secondo CNA, le risorse per finanziare l’intervento potrebbero arrivare dall’extragettito Iva derivante proprio dall’aumento dei prezzi dei carburanti, da redistribuire per calmierare i costi alla pompa”.
“Le nostre imprese stanno investendo per rinnovare i mezzi e adeguarsi alle normative ambientali – prosegue Peruzzi – ma con questi livelli di costo l’attività rischia di diventare insostenibile. Per le imprese con veicoli sopra i 75 quintali e con mezzi delle classi ambientali più recenti, il rimborso delle accise è sempre più vitale. Tuttavia esiste un problema strutturale che diventa ancora più pesante in momenti di crisi come quello attuale”. Il rimborso delle accise, infatti, viene richiesto con cadenza trimestrale ma viene incassato solo mesi dopo. Questo significa che le imprese devono anticipare liquidità significativa.
“Se il prezzo del carburante aumenta di 20 centesimi al litro – spiega Peruzzi – su una percorrenza annua di 100mila chilometri l’impresa finisce per ‘prestare’ allo Stato circa 6mila euro in più per ogni camion, in attesa che il credito venga compensato. È per questo che Cna Fita chiede da anni la compensazione automatica al momento della presentazione della richiesta”.
In uno scenario così delicato diventa inoltre fondamentale prevenire eventuali manovre speculative sui prezzi. “Non possiamo permettere – sottolinea il presidente di Cna Fita Arezzo – che l’instabilità internazionale si trasformi in un’occasione di extra-profitti per qualcuno a danno delle imprese e dei cittadini. Un esempio riguarda il biocarburante Hvo. “Nonostante goda di un’accisa agevolata e sia prodotto in Italia da fonti non direttamente legate al greggio mediorientale, il suo prezzo è aumentato parallelamente a quello del diesel fossile. È un’anomalia che riteniamo inaccettabile”.
“Per questo Cna Fita – concludono – ha chiesto a ‘Mr. Prezzi’ verifiche puntuali sulla trasparenza dei listini, affinché venga accertato che i prezzi alla pompa siano coerenti con i reali costi di acquisto delle scorte precedenti allo scoppio del conflitto. L’obiettivo è tutelare un settore strategico per l’economia e per la logistica del Paese”.
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