Pesaro, la madre dà 130mila euro alle figlie. Il padre 96enne le porta in tribunale: denunciate per circonvenzione d’incapace

PESARO Il bonifico a favore delle figlie e il contezioso familiare che finisce davanti al Giudice per le indagini preliminari. A presentare la denuncia è un 96enne pesarese nei confronti delle figlie. A suo avviso, le due donne avrebbero convinto la loro madre (sua moglie), a elargire un bonifico da 130 mila euro. Cosa che, secondo l’uomo, non sarebbe stata voluta dalla donna. L’anziano però, dopo la morte della moglie, ha visto che dal conto erano spariti questi soldi.
La denuncia
Convinto che l’ammanco fosse dovuto all’intervento delle due figlie è arrivato a presentare denuncia contro di loro, con l’accusa di circonvenzione di incapace. Un reato tutt’altro che banale perché prevede la reclusione da 2 a 6 anni e multe salate in caso di condanna. Secondo il 96enne le figlie avrebbero circuito la madre e anche falsificato la firma per far partire il bonifico. Il caso è arrivato sul tavolo del pubblico ministero che però non ha ravvisato le condizioni per andare avanti in sede penale e ha archiviato tutto. Ma l’arzillo 96enne non si è arreso e ha impugnato la decisione, presentando richiesta di opposizione all’archiviazione che è stata discussa l’altro giorno davanti al giudice. A difendere le due sorelle ci sono gli avvocati Paolo Biancofiore e Michele Pratelli che hanno sottolineato in primo luogo il fatto che non sussistono gli elementi della circonvenzione, né della falsità materiale del documento. Inoltre è stata ravvisata anche la causa speciale di non punibilità in quanto la circonvenzione di incapace a livello intra-familiare non può essere sottoposta a procedimento penale. Si tratta di casi in cui viene esclusa la pena per reati specifici di diritto familiare. Esempi chiave includono i reati contro il patrimonio tra congiunti (art. 649 c.p.).
I controlli
Quanto alla firma sul bonifico, aveva superato tutti i controlli bancari di più livelli, dal cassiere al direttore, come avviene in maniera scrupolosa per bonifici che muovono somme importanti come in questo caso. In aula c’era anche il 96enne, assistito dall’avvocato Antonella Speranzini, determinato a far valere le sue ragioni. Il giudice si è preso alcuni giorni di tempo per sciogliere la riserva sull’archiviazione definitiva o sul rinvio a giudizio delle due donne.




