Pesaro, bufera sul primario Cicoli, dopo i video spariti i post della collaborazione coi privati. Vitri: «Carelli e Acquaroli rispondano»
PESARO – Il giorno dopo, le polemiche non si attenuano. E i post social scompaiono. Dopo la pubblicazione del video della discordia in cui il primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santa Croce di Fano e San Salvatore di Pesaro Claudio Cicoli comunicava l’avvio della collaborazione con il Centro Medico Arcadia, arrivano nuove prese di posizione. Non ci va leggera la consigliera regionale del Partito Democratico Micaela Vitri, la quale preanuncia che «chiederà chiarimenti formali al direttore dell’Ast di Pesaro Urbino Alberto Carelli e al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli affinché si verifichi il rispetto delle norme contrattuali e deontologiche, oltre a valutare l’adozione di eventuali provvedimenti. Questo medico non è un dirigente qualsiasi, bensì un direttore di dipartimento appena riconfermato nonostante sia in extramoenia».
Ruoli apicali
«Chi ricopre un ruolo apicale nella sanità marchigiana – prosegue – ha il dovere di tutelare e valorizzare esclusivamente l’ospedale pubblico, finanziato dai cittadini e quindi tenuto a garantire cure accessibili a tutti». Vitri aggiunge: «Inaccettabile che un primario utilizzi la propria notorietà e il proprio ruolo pubblico per pubblicizzare una collaborazione privata. La mia personale percezione è che una parte della sanità venga gestita anche attraverso una rete di amicizie e affiliazioni inopportune». Per mettere ulteriore carico su una questione che ha sollevato un discreto polverone, la dem contesta anche la partecipazione di Carelli a una cena che ha visto presente il deputato fanese della Lega ed ex vicepresidente della Regione Mirco Carloni, alla quale erano invitati numerosi medici degli ospedali del territorio. «Sembrava una parata di medici alla corte di Carloni» dice.
Idee e parole chiare anche dal Comitato Difesa Servizio Sanitario Nazio nale – Pesaro Urbino, un gruppo di cittadini, pazienti e operatori sanitari che si definiscono ormai esasperati dalla «sistematica distruzione dei nostri ospedali pubblici e dall’ipocrisia di chi dovrebbe difenderli». «Il caso del primario Cicoli, che si presta a fare da influencer in un video commerciale per il Centro Medico privato Arcadia, non è una svista. È lo schiaffo finale in faccia a tutti i cittadini pesaresi, fanesi e urbinati che oggi aspettano fino a 10 mesi per una visita nel pubblico. Mentre le liste d’attesa uccidono la salute della povera gente, i nostri medici apicali, pagati con le tasse dei cittadini, hanno il tempo di girare spot per strutture private concorrenti usando il blasone e il prestigio dell’ospedale per fare lucro? Pretendiamo che la direzione generale Ast venga costretta a emettere una circolare immediata: nessun dirigente sanitario pubblico può promuovere attivamente cliniche private».
L’attesa e il silenzio
Nelle scorse ore Cicoli ha affermato che «per la seconda volta in un anno il sindaco di Pesaro Biancani ha lanciato nei miei confronti un attacco personale». Nelle stesse ore il centrosinistra ha attaccato Acquaroli, l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro e Carelli. Nessuno dei menzionati rilascia commenti. L’unica vera azione era stata la rimozione del video “incriminato” dai social del Centro Medico Arcadia. Ieri si è espresso via social anche il noto virologo Roberto Burioni, a sostegno di Cicoli. Il senso del post? Invece di occuparsi della mancanza di medici nei pronto soccorso, il centrosinistra si mobilita contro un professionista che esercita un suo pieno diritto: con il passare delle ore però il post è stato rimosso. Non una novità in questa vicenda.




