Umbria

Perugia, traffico di cocaina con criptofonini e auto clonate: quattro misure cautelari



di Chia.Fa.

Un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina è stata smantellata dagli uomini della Guardia di Finanza che dal 2022, coordinati dalla Procura di Perugia, hanno indagato su un gruppo criminale guidato da un cittadino albanese. All’esito delle indagini il gip del tribunale di Perugia ha emesso misure cautelari con presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e obbligo di dimora a carico di quattro persone: si tratta di tre albanesi residenti tra le province di Perugia e Lecco più un italiano che vive in provincia di Napoli. Gli elementi raccolti a loro carico sono stati definiti dal gip «di pregnante rilievo in ordine all’esistenza di una struttura organizzativa stabile, fondata su una rete di rapporti inter soggettivi protrattisi per un apprezzabile lasso di tempo». Nel registro degli indagati sono iscritti anche altri soggetti con l’ipotesi più lieve di spaccio, per i quali il gip si è riservato la decisione all’esito dell’interrogatorio preventivo, che invece non è previsto per chi risponde del reato associativo. Nell’ambito delle complesse indagini, gli uomini del Gruppo operativo antidroga delle fiamme gialle hanno proceduto all’arresto in flagranza di 6 persone, al sequestro di oltre 3 chili di cocaina e di circa 80 mila euro in contanti.

Il fascicolo è nato da un episodio di spaccio al dettaglio documentato a Perugia, ma l’inchiesta si è presto ingrossata, con gli inquirenti che sono dovuti ricorrere all’uso di intercettazioni telefoniche e ambientali, all’uso di sistemi di localizzazione satellitare, oltreché ad appostamenti e pedinamenti. Gli strumenti a disposizione dei finanzieri, però, non hanno subito permesso la svolta nelle indagini. I componenti della presunta associazione a delinquere, infatti, sono risultati particolarmente attenti alle modalità di organizzazione e azione del traffico di cocaina. In particolare, gli investigatori hanno accertato che le comunicazioni avvenivano attraverso i cosiddetti criptofonini, ossia dispositivi non intercettatili appoggiati a server stranieri, controllabili da remoto e resettabili nel caso in cui vengano rilevati tentativi di accesso da soggetti non abilitati, come gli inquirenti.

A complicare ulteriormente le indagini anche il diffuso utilizzo di auto clonate, vale a dire veicoli rubati a cui veniva modificato il telaio, installate targhe false e realizzati documenti di circolazione altrettanto contraffatti, oltreché modificato il colore, così da farli risultare il clone di auto regolarmente registrate. L’ipotesi delle auto clonate è diventata certezza quando sono iniziate ad arrivare le denunce dei proprietari delle auto originali, che i trafficanti avevano duplicato, i quali segnalavano la notifica di sanzioni per violazioni del Codice della strada avvenute in territori in cui non erano mai stati.

La presunta associazione per delinquere, inoltre, non aveva un quartier generale: dalle indagini è infatti emerso che le partite di droga veniva tagliate e smistate in camere di albergo, che venivano prenotate per il tempo strettamente necessario alle operazioni e poi subito liberate. Nonostante le zone d’ombra abilmente orchestrate, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire le reti di approvvigionamento e smercio della cocaina messe in piedi con l’aiuto di altri soggetti attivi in provincia di Perugia e nella zona di Grosseto, oltreché in Olanda e Belgio, paesi da cui arrivava la droga, documentando oltre 800 episodi di spaccio che hanno portato ai sei arresti e al sequestro dei 3 kg di cocaina e degli 80 mila euro.

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