Perugia perde una mente appassionata: addio a Vanni Capoccia
E’ morto a Perugia Vanni Capoccia, volto riconosciuto dai perugini e voce appassionata alla crescita civile della città. Vanni ha accompagnato lo sviluppo della comunità cittadina con contributi di riflessione acuti, pacati, informati e saggi. Aveva 77 anni, è deceduto dopo avere affrontato con dignità e tenacia una brutta malattia, che si è aggravata negli ultimi tempi, obbligandolo a un ricovero in ospedale dove è morto oggi, venerdì 3 ottobre. I funerali sono in programma per domani a San Sisto, alla casa funeraria di Passeri alle 15. Mentre la camera ardente sarà aperta a quanti vorranno omaggiarlo di un ultimo saluto, nello stesso luogo, a partire dalle 9.
In tanti sui social hanno iniziato a omaggiare una delle figure più note di Perugia e molti vogliono tributargli un pezzo di risveglio civico cittadino, quello che la città è stata capace di esprimere oggi, in segno di vicinanza alla popolazione di Gaza, tema che appassionava e impegnava Vanni Capoccia.
Figura di un intellettualismo di altri tempi, civico e di sinistra, partecipe dell’universo giovanile quanto di quello adulto. Lo conoscono i perugini di lunga data, come tanti nuovi abitanti che hanno avuto modo di incontrarlo sui social, dove è stato presente con un attivismo non dissimile da quello praticato nella vita reale.
Capoccia ha legato gran parte della sua vita alla difesa del patrimonio storico, artistico e urbanistico del capoluogo umbro, unendo a questa missione un costante richiamo ai valori dei diritti civili.
Storico locale, scrittore di articoli e interventi pubblici, Capoccia era mosso da un forte senso di appartenenza alla sua città. Nei suoi testi – pubblicati su riviste, giornali e piattaforme locali – affrontava temi che spaziavano dal decoro urbano al recupero della memoria storica, dalla tutela dei monumenti alla cura degli spazi pubblici. La sua era una militanza culturale capace di trasformare questioni apparentemente minute – una lapide dimenticata, una scalinata impraticabile, un cimitero trascurato – in battaglie esemplari sul valore della cittadinanza attiva.
Legato alla Società di Mutuo Soccorso di Perugia, di cui è stato socio e sostenitore, contribuì a mantenerne viva la tradizione con donazioni di documenti e cartoline storiche, rafforzandone il ruolo di custode della memoria cittadina. Era altrettanto vigile nel denunciare le barriere architettoniche che rendevano difficile la vita quotidiana alle persone con disabilità, trasformando l’attenzione al patrimonio in una più ampia visione di diritto alla città: una città accessibile, giusta, inclusiva.
Il suo sguardo non si fermava mai all’estetica o alla nostalgia del passato: Capoccia insisteva sul fatto che la forma e i nomi dei progetti urbanistici – come nel caso della discussa “cittadella giudiziaria” – fossero sostanza politica e sociale, capaci di influire sulla percezione collettiva del presente. Da qui la sua costante difesa dell’identità cittadina, da lui intesa come intreccio vivo tra storia, spazio urbano e vita dei cittadini.
Chi lo ha conosciuto ne ricorda la passione civile, il tono critico ma sempre costruttivo, la capacità di unire rigore culturale e spirito popolare. Con la sua voce Perugia perde non solo un intellettuale ma anche un “custode critico”, uno di quei cittadini che non si limitano ad abitare i luoghi ma li vivono come responsabilità collettiva.
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