Umbria

Perugia, le luminarie e il vespaio virtuale


Il perugino, è noto, tende naturalmente al rigetto, finanche all’invettiva, rispetto alle novità. Un assunto che tuttavia non soccorre del tutto nel decifrare il vespaio che dalla piazza virtuale si è levato. Una densa schiuma linguistica, compatta nel decretare il crucifige nei confronti delle attuali luminarie natalizie.
A scorrere i commenti postati sui social, si ricava, infatti, un catalogo di voci più o meno rancorose, che potremmo arruolare in tre macro categorie.
La prima, assai consistente, comprende il semplice, istintivo giudizio, in questo caso, negativo, privo tuttavia di argomentazioni a supporto, iscrivibile nella tipologia binaria del mi piace/non mi piace, sorretto talvolta dall’uso di aggettivi denigratori. 
Più articolata la seconda, che si dota di elementi, spesso ironici. Ricorrente a tale proposito il paragone con le luci dei baracconi sbarcate in centro. Molto frequentato anche il concetto di tradimento, chiamiamolo così, del clima natalizio, decretando, di fatto, l’esistenza di un ipotetico certificato in grado di definire il tasso luminoso adeguato per la più amata festività. Signora mia, non erano meglio le luci tradizionali? 
Pochi, pure se uniti nel biasimo, palesano le criticità chiosando, ad esempio, sulla dissonanza dei colori rispetto allo stile austero delle architetture medievali della città. Non c’è armonia, solo un’accozzaglia di simboli incomprensibili, gridano altri. Decorazioni tristi. Cose così.
Ma il gruppo più agguerrito, che probabilmente aggrega tutti gli altri, attiene all’esplicito rigetto dell’attuale giunta, definita elitaria, ideologizzata, insomma il solito corredo retorico da cui discende che anche le luci sono un po’ comuniste. Certo, quando c’era lui, sì che le luminarie erano belle e natalizie. Concetto, questo, ribadito sotto varie forme.
Rispettando il principio del contraddittorio, si rilevano in realtà rarissime menzioni di apprezzamento, perlopiù barricate dietro lo spessore culturale, garantito dall’artista Palladino. Insomma se non capite l’arte con chi la volete? Oppure rimpiangete la pista di ghiaccio liquefatta. 
Schermaglie dai tenui rivoli di senso che scorrono per un giorno sui display dei perugini, magari tutti concordi, l’indomani, nell’apprezzare il brezen natalizio con un boccale di birra.


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