Umbria

Perugia, in 1.500 in piazza per lo sciopero generale: «No a questa manovra e al riarmo»


Sono state 1.500 secondo la Cgil le persone scese in piazza venerdì mattina a Perugia per lo sciopero generale indetto dalla Cgil. Il corteo, che si è concluso in piazza IV Novembre, ha chiesto di aumentare salari e pensioni e di fermare l’innalzamento dell’età pensionabile. Un no netto anche al riarmo e alla precarietà. Tra le rivendicazioni anche vere politiche industriali e per il terziario, oltre che una riforma fiscale equa e progressiva. In piazza, in particolare, tanti precari, pensionati e lavoratori dipendenti.

Paggio Secondo la segretaria regionale della Cgil Maria Rita Paggio «lo sciopero è riuscito», con adesioni importanti per quanto riguarda il settore manifatturiero, le fabbriche e le attività di servizio. Idem per quanto riguarda il trasporto pubblico, con percentuali che – a conti fatti – potrebbero arrivare intorno al 70 per cento. Nei prossimi giorni la Cgil ha annunciato che partirà una raccolta di firme per presentare in Parlamento una legge di iniziativa popolare per una vera sanità pubblica.

La Cgil «Grazie alle oltre 1500 persone che si sono unite allo sciopero generale – spiega il sindacato – proclamato dalla Cgil e hanno marciato in corteo nelle vie di Perugia». «In piazza IV Novembre – aggiunge la Cgil – abbiamo ascoltato le voci di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, studentesse e studenti, con il segretario generale della Flai Cgil Giovanni Mininni a chiudere la manifestazione. Il grido è stato univoco: no a questa legge di bilancio, no all’austerità, no al riarmo. Ed è importante sottolineare che centinaia di altre piazze in altrettante città italiane hanno lanciato lo stesso appello».

In strada «Chi è sceso in strada a scioperare – concludono dalla Cgil Umbria – lo ha fatto per chiedere al governo delle politiche che riguardino le reali esigenze del nostro Paese, come scuola, lavoro stabile, sanità, e nel farlo ha rinunciato a un giorno di paga. Altro che “weekend lungo’”. Noi continueremo a lottare perché a ogni cittadina e cittadino vengano finalmente riconosciuti i giusti diritti, in modo pacifico, ma incessante». A livello nazionale la protesta ha colpito diversi settori, dai trasporti alla scuola e ai servizi pubblici, con cancellazioni e ritardi nei trasporti e chiusure di servizi locali, mentre le sigle sindacali chiedono investimenti maggiori in welfare, sanità, istruzione e diritti salariali.

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