perché ci conquistano ogni anno?
08.12.2025 – 8.30 – Dalle strade ai negozi, dai video sui social alle playlist consigliate su Spotify: l’invasione delle canzoni natalizie si ripete tale e quale ogni anno e, come al solito, non c’è via di fuga. Per alcuni, Grinch dal delicato orecchio musicale, si tratta di una vera e propria tortura psicologica: altri, invece, faticano ad aspettare l’inizio dell’avvento per scongelare i classici di Mariah Carey e Michael Bublé, cedendo alle vivaci melodie natalizie con largo, larghissimo anticipo (possibilmente senza farsi scoprire). Il Natale si trasforma così in un ritornello, più o meno amato, che scandisce lo scorrere dei nostri anni: ogni dicembre, malgrado la continua espansione dell’industria musicale, ritroviamo la medesima e perciò rassicurante colonna sonora, che riempie cuffie, cuffiette e impianti stereo. Una spiegazione a questo fenomeno dev’esserci: forse, la scienza può illuminarci a riguardo.
In effetti, questa marcata predilezione nei confronti delle canzoni natalizie dipende in gran parte dai percorsi neurali che, all’interno del nostro cervello, collegano musica, emozioni e memoria. Ricerche approfondite e studi di neuroimmagine hanno infatti svelato le connessioni complesse che intercorrono tra la corteccia uditiva, che ci consente di elaborare i suoni musicali, e il sistema limbico, il quale determina il nostro comportamento e le nostre emozioni: in particolare, queste diverse funzioni possono combinarsi in un processo di apprendimento associativo, meccanismo attraverso cui il nostro cervello stabilisce un collegamento tra due fenomeni. Per questo motivo, emozioni forti causate dalla musica o associate ad essa, sono in grado di imprimere nella nostra mente ricordi duraturi. Riflettendoci, tutti noi abbiamo iniziato ad ascoltare le canzoni di Natale quando eravamo bambini, carichi di entusiasmo e aspettative per l’arrivo di una festività fatta di doni, vacanze, affetto familiare. E così, molti di noi hanno associato a queste gioiose melodie ad un database mentale di emozioni positive. Ogni dicembre, dunque, le stesse canzoni stimolano nuovamente il cosiddetto sistema di ricompensa nel nostro cervello, ricreando quel senso di aspettativa che animava un Avvento ormai perso tra le spirali del tempo. Melodie radicate nel nostro vissuto, capaci di riportare alla memoria “ricordi base” anche quando i pensieri sono ormai annebbiati dall’età o dalla malattia: in particolare, è stato dimostrato che i pazienti affetti da demenza traggono un notevole beneficio da questi evergreen musicali.
Naturalmente, i negozi sono consapevoli del potere che si cela tra le note dei classici natalizi: esiste un’ampia gamma di trucchi psicologici che ci inducono a spendere di più, specialmente quando le caselle sul calendario dell’Avvento iniziano a svuotarsi con crescente rapidità. Qualche “Christmas carol”, una spruzzata di pino o di cannella, ed ecco che lo spirito del Natale ci pervade, mentre il nostro portafogli si svuota in uno slancio improvviso di positività. Un po’ meno positivi sono invece i commessi dei negozi, costretti a subire per settimane la stessa playlist senza soluzione di continuità. E poi lo sappiamo, Natale non è festa per tutti: in effetti, ricordi poco felici creano associazioni tra melodie allegre ed emozioni negative, rendendo l’atmosfera pre-natalizia un campo minato di motivetti da evitare. Difficile ammetterlo, ma anche i fanatici di Last Christmas e Let it Snow giungono, prima o poi, al limite della sopportazione. Si chiama “effetto di mera esposizione”, quello che ci spinge a reagire positivamente a ciò che ci è familiare: l’esposizione eccessiva allo stimolo tanto apprezzato rischia però di portare alla saturazione e alla noia. Insomma, è psicologicamente dimostrato che, ad una certa, non ne possiamo più degli stessi ritornelli. Fortunatamente, dopo ogni Natale abbiamo a disposizione ben 11 mesi per disintossicarci.
Non sembra esistere una ricetta scientifica per il brano di Natale perfetto: la ricerca condotta nel 2017 dal musicologo Joe Bennett ha riscontrato sicuramente una ricorrenza di temi (casa, neve, amore, feste, Santa Claus) nelle 78 canzoni natalizie più popolari su Spotify. Curiosamente, il 95% di queste era in tonalità maggiore, il 90% in tempo 4/4, circa la metà includeva il tintinnio di campanelli da slitta e il 13% era cantato da Michael Bublé. Ma le evidenze scientifiche si fermano qui, a qualche sporadica ricerca sugli effetti psicologici causati dai successi che rispolveriamo ogni anno. Forse non c’è poi molto da dimostrare: il segreto del Natale si cela proprio lì, tra i campanelli della slitta e i cori festosi. A prescindere dalla nostra volontà o dal nostro amore per le Feste, questi suoni così familiari ci raccontano una storia che, dopotutto, fa parte della nostra identità.
[b.m.]



