Perché Bluepoint Games è stata chiusa da Sony? Nuovi retroscena da due sviluppatori
Emergono nuovi dettagli in merito alla chiusura di Bluepoint Games da parte di Sony PlayStation grazie alle testimonianze di due sviluppatori, che hanno riassunto gli ultimi, turbolenti, anni dello studio texano.
A riportare la loro testimonianza, in forma del tutto anonima, è stato lo youtuber Detective Seeds, che ha rivelato d’aver inviato oltre 80 messaggi via LinkedIn a persone associate a Bluepoint Games, ottenendo la collaborazione di soli due sviluppatori. I due lavoravano in dipartimenti completamente slegati tra loro e oggi non sono più associati a PlayStation.
Entrambi hanno rivelato che Bluepoint Games ha proposto di sua sponte a Sony il live service di God of War mentre stava supportando Santa Monica nello sviluppo di Ragnarok. I membri dello studio si affezionarono molto all’universo di Kratos, e – conoscendo l’interesse della casa giapponese per i live service – decisero di puntare su un titolo di questo tipo, il quale venne approvato.
Purtroppo, Bluepoint finì per mancare diverse deadline e divenne rapidamente chiaro quanto fosse impegnativo per loro, anche a causa della pressione sulle scadenze scaturita dopo il disastroso fallimento di Concord a fine 2024. Secondo uno dei due sviluppatori, sebbene fosse buono sulla carta, il live service era fuori dalle corde dello studio, che fino ad allora aveva curato progetti del tutto differenti, ovvero remake e remastered di giochi prettamente single player. Sony diede loro varie opportunità per rimettersi in carreggiata, ma – non vedendo miglioramenti – fu costretta ad optare per la cancellazione. Entrambi gli sviluppatori hanno confessato d’aver accolto la cancellazione con favore, poiché non vedevano l’ora di tornare a lavorare su progetti più affini alle capacità dello studio.
Purtroppo il peggio doveva ancora venire. Dopo la cancellazione del God of War live service, Bluepoint propose ben quattro bozze a Sony, nessuna delle quali ha mai ricevuto il via libera. Due erano remake, ma i vertici di PlayStation non ci vedevano un potenziale commerciale. I due sviluppatori hanno preferito non rivelare l’identità dei due remake rifiutati, poiché uno dei due sarebbe ora in sviluppo presso un altro studio interno e non intendono metterli in difficoltà rivelando informazioni che non gli competono. I motivi per i quali Sony ha deciso di approvare il medesimo progetto presso un altro studio, tuttavia, non sono noti ai due sviluppatori intervistati.
Insomma, Bluepoint navigava senza una vera e propria meta da molto tempo. Diversi sviluppatori avevano già lasciato lo studio prima della chiusura, facendo scendere la conta dei dipendenti a sole 50/60 unità. Quelli rimasti avevano già cominciato a fiutare la possibile chiusura, reputandola solo una questione di tempo a causa del rifiuto di molteplici progetti, la quale poi è effettivamente avvenuta, sancita dalla comunicazione ufficiale del 19 febbraio 2026.
Intanto, mentre la chiusura di Bluepoint Games ancora brucia, Helmen Hulst si dice fiducioso per il futuro di PlayStation.
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