Per la prima volta tutti seduti al tavolo, ma nessuna risposta concreta

Si sono tenute nella giornata di ieri (mercoledì 21 ottobre) le assemblee con le lavoratrici e i lavoratori della Pierburg di Lanciano, che seguono l’incontro del 19 ottobre al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimt), che ha visto per la prima volta la partecipazione dei vertici di Rheinmetall e dei rappresentanti del fondo Aequita.
Nel corso del confronto, ricostruiscono Fiom Cgil, Fim Cisl e la Rsu, è stato illustrato un progetto industriale che, per stessa ammissione delle parti aziendali, si trova ancora in una fase preliminare e non presenta elementi definitivi. Non è stato ancora definito un piano industriale condiviso fra le aziende, né sono state fornite indicazioni sufficientemente chiare sugli investimenti necessari, sui volumi produttivi e sulle tutele occupazionali dei siti coinvolti.
“Le dichiarazioni relative alla volontà di garantire la piena saturazione occupazionale devono essere accompagnate da fatti e impegni verificabili”, chiedono i sindacati. Le prime analisi illustrate da Aequita, che delineerebbero un quadro di circa 1.000 possibili esuberi su una platea europea di circa 4.000 lavoratori, rappresentano un elemento di forte preoccupazione, sul quale i sindacati invocano piena chiarezza. “Allo stato attuale, le informazioni disponibili non consentono di esprimere una valutazione compiuta sul progetto e sulle sue ricadute per lo stabilimento di Lanciano”, osservano.
Per Fiom Cgil, Fim Cisl e Rsu Pierburg Lanciano, “non è accettabile che il futuro di uno stabilimento industriale e di centinaia di lavoratrici e lavoratori venga affidato a ipotesi ancora da definire o a rassicurazioni prive di impegni formali, tanto meno che non hanno trovato ancora condivisione fra chi lo propone. La responsabilità del percorso di cessione resta in capo a Rheinmetall, che ha scelto di procedere alla vendita del comparto automotive, e che deve garantire un passaggio societario in grado di tutelare concretamente la continuità produttiva, il patrimonio industriale e tutti i livelli occupazionali. Allo stesso tempo, Aequita deve chiarire quale progetto intenda realizzare, con quali risorse, in quali tempi e con quali prospettive di sviluppo per il sito di Lanciano che interamente legato al motore a scoppio”.
Il prossimo incontro al ministero è fissato per il 30 novembre. Per quella data, i sindacati chiedono che “le aziende si presentino con un piano industriale serio, dettagliato e definitivo, che contenga investimenti certi, con risorse economiche e tempi di realizzazione definiti; volumi produttivi e prospettive di mercato chiari e verificabili; garanzie occupazionali per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori; impegni vincolanti sulla continuità produttiva e sul futuro industriale dello stabilimento di Lanciano.
“Riteniamo indispensabile -aggiuno – che il Mimit continui a svolgere un ruolo attivo nella vertenza. Il tempo a disposizione si sta riducendo e non è più possibile prolungare una condizione di incertezza che pesa sulle persone, sulle famiglie e sull’intero territorio. Il futuro della Pierburg di Lanciano non può essere affidato a promesse o piani vaghi, servono un piano industriale credibile, investimenti reali e garanzie occupazionali esigibili”.
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