Campania

per la Corte Costituzionale il Comune va sciolto


Il Comune di Castel Morrone va verso lo scioglimento per la questione del bilancio stabilmente riequilibrato approvato oltre il termine perentorio dei tre mesi.

La Corte, presieduta dal giudice Giovanni Amoroso, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tar che aveva posto dubbi sulla legge che fissa, dopo il fallimento del Comune, il termine perentorio di 90 giorni per l’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato. La Corte ha confermato il quadro normativo ribadendo: “la scelta del legislatore di far discendere alla mancata approvazione dell’ipotesi di bilancio in riequilibrio di un ente in dissesto lo scioglimento del Consiglio non è irragionevole, in quanto la deliberazione di dissesto rappresenta la conseguenza di una lunga e persistente violazione di principi costituzionali e di norme statali in materia di ordinamento finanziario degli enti locali”, si legge in una nota della Corte Costituzionale.

Non fondate sono state dichiarate le questioni sollevate in riferimento al principio del buon andamento della pubblica amministrazione, tutelato dall’articolo Costituzione, “in quanto le norme che stabiliscono gli oneri e fissano i tempi per l’amministrazione in un ente dissestato sono funzionali a riconsegnare alla collettività un bilancio in equilibrio”, prosegue.

Non è leso neppure il diritto di elettorato passivo, “in quanto l’incuria che conduce al dissesto degli enti territoriali e la mancata approvazione dei bilanci preventivo e successivo, interrompe il legame fiduciario che caratterizza il mandato elettorale e la rappresentanza democratica, che, invece, la disposizione censurata mira a tutelare”, conclude la Corte.

Ora la parola passa nuovamente al Tar cui si erano rivolti i consiglieri di opposizione (Antonio Riello, Gianfranco Della Valle, Ferdinando Riello, Marco Chirico, Michele Funaro e Vincenzo Freniti) che dovrà di fatto procedere a sciogliere il Consiglio Comunale ritenuto illegittimo nelle sue funzioni. L’udienza è prevista a marzo salvo che il prefetto non decida di procedere d’iniziativa e sciogliere il Comune.


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