«Per febbraio divorzio ufficiale, entro il 2026 restart dei lavori»
ANCONA Uno sprint per chiudere, dopo 30 anni di agonia, la partita dell’autostazione del Verrocchio. È quello che promette il Comune, che in attesa di quantificare la propria contro-richiesta di risarcimento nei confronti del Consorzio Rennova, l’appaltatore che ha abbandonato il cantiere in contrasto con l’amministrazione, chiedendo già un milione di danni, mette ora a terra un cronoprogramma per la ripartenza dei lavori.

La promessa
«L’obiettivo rimane quello di completare l’opera» assicura l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini, che sta seguendo la faccenda insieme all’Ufficio legale di Palazzo del Popolo. Perché se da una parte c’è la partita delle carte bollate, con la prima udienza del procedimento Rennova vs. Comune fissata per il prossimo 15 aprile, dall’altra rimane l’esigenza di portare a compimento – una volta per tutte – il progetto del terminal stregato di via Flaminia, con annesso parcheggio a raso da 250 posti. “Stregato” perché con l’arrivo del 2026 sono scattati ufficialmente i 30 anni dalla genesi di quest’opera, che dopo due divorzi tutt’altro che consensuali con altrettante ditte vincitrici dell’appalto, ancora aspetta il suo taglio del nastro.
Il programma
E vista la così lunga attesa, partire dalla fine, dal traguardo auspicato, non ci sembra irrituale. «L’Amministrazione punta a vedere il nuovo soggetto operante in cantiere entro la fine dell’anno» assicura Tombolini. Insomma, svanito l’obiettivo di completare l’opera entro l’anno in corso, almeno si spera di poter ripartire prima del prossimo Capodanno. Anche perché tra qualche settimana, a maggio 2026, sarà ufficialmente un anno che (quasi) tutto tace in via Flaminia, salvo una fugace ricomparsa della ditta verso novembre per alcune lavorazioni di fino. Tornando al presente, il primo step intermedio sarà quello del 30 gennaio, venerdì. Il Direttore dei lavori tornerà in cantiere per un sopralluogo formale di verifica dell’esecuzione dei lavori. Non ci troverà nessuno. Entro febbraio, invece, verrà perfezionata e licenziata la determina comunale per la risoluzione in danno dell’appalto con il Consorzio Rennova, «per gravi ritardi». Partiti nel febbraio 2021, i lavori si sarebbero dovuti concludere a inizio 2023. Così non è stato, e proprio il maxi-ritardo è al centro della disputa che ha portato Rennova ad abbandonare il cantiere.
Le penali
Il Comune, infatti, voleva applicare le penali del 10% previste dal Codice degli Appalti, che per un cantiere arrivato a costare circa 4 milioni, si sarebbero assestate sui 400mila euro. Penali illegittime per il Consorzio, secondo cui il progetto presentava dei difetti che sono stati corretti in corsa. Di più: la ditta rivendica più soldi di quelli delle penali per presunte lavorazioni eseguite e mai pagate. In totale, quel milione che ora chiede a Palazzo del Popolo per penna dei suoi legali. Ma «nonostante il tentativo del consorzio di anticipare l’Amministrazione con un atto di citazione, il Comune sta già predisponendo gli atti per la costituzione in giudizio e la tutela dei propri diritti in ogni sede», promette Tombolini. Poi gli step successivi: la redazione dello Stato di consistenza, ovvero la fotografia dei lavori finora eseguiti e da pagare comunque. Chiusa questa contabilità, si potrà pensare alla nuova ditta. In un primo momento verranno ricontattate quelle che non avevano vinto l’appalto del 2019, che però dovrebbero accettare di lavorare alle condizioni economiche di 6 anni fa. Difficile. Altrimenti, aggiornamento dei prezzi e nuovo appalto per il completamento dell’autostazione. Che, stando alle informazioni attuali, dovrebbe richiedere altri 6 mesi di lavori. Esclusa, poi, tutta la parte impiantistica, finanziata con 1 milione del Ministero che andrebbe speso entro fine 2026. Non ci si riuscirà mai, e infatti Palazzo del Popolo già sta negoziando una proroga ulteriore. Un’autentica corsa contro il tempo.




