Pensioni dal 2026, come orientarsi: conviene il fondo Espero? Differenze tra TFS e TFR. Perché lo Stato mi trattine il 2,5%?

Nel question time del 29 dicembre su OrizzonteScuola TV, condotto da Andrea Carlino e con ospite Marcello Pacifico, è stato affrontato un ampio ventaglio di temi legati alla previdenza nel comparto scuola. In particolare, si è discusso delle prospettive pensionistiche individuali, del funzionamento del Fondo Espero e delle opzioni tra TFR e TFS. L’intervento ha offerto spunti utili per comprendere il quadro attuale e le scelte da compiere.
A partire dal 2026 l’età pensionabile subirà un innalzamento a causa dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita. Per la pensione anticipata, resteranno in vigore i requisiti contributivi (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne), ma la finestra mobile di accesso passerà da 3 a 4 mesi. Per la pensione di vecchiaia, invece, si passa da 67 a 67 anni e 3 mesi. In parallelo, sono previsti incentivi per chi rimane più a lungo al lavoro e incrementi negli assegni di chi sceglie l’uscita posticipata.
Come orientarsi oggi sulle prospettive pensionistiche individuali?
Le regole pensionistiche sono soggette a modifiche frequenti, legate sia alle riforme legislative sia ai meccanismi di adeguamento automatico. Per questo motivo è importante monitorare costantemente la propria situazione contributiva.
L’INPS ha messo a disposizione uno strumento di simulazione gratuito: l’applicazione Pensami, accessibile anche online, che consente di inserire i propri dati contributivi e ottenere una stima aggiornata dell’età pensionabile e delle condizioni di uscita. “Si tratta di una simulazione che va aggiornata periodicamente, ma può offrire un quadro realistico delle prospettive personali”, ha spiegato Pacifico.
Conviene aderire al Fondo Espero oppure è preferibile rinunciare?
L’adesione al Fondo Espero, fondo di previdenza complementare per il personale scolastico, deve essere valutata caso per caso. Tuttavia, ha chiarito Pacifico, “una volta aderito, non è più possibile uscire”. Proprio per questo motivo, la scelta deve essere consapevole e informata.
La posizione espressa è contraria a qualsiasi forma di adesione automatica, come il meccanismo del “silenzio-assenso”, che prevede l’iscrizione in assenza di un diniego esplicito. “Ogni lavoratore deve avere la libertà di decidere se destinare risorse oggi alla pensione integrativa oppure utilizzarle per altre necessità, come un mutuo o spese familiari”, ha affermato.
Non viene messa in discussione l’esistenza del fondo in sé, ma la modalità con cui avviene l’iscrizione. Secondo Pacifico, è necessario che ogni adesione avvenga solo con consenso esplicito.
Cosa succede a chi è stato assunto dal 2019 e non ha espresso diniego all’adesione a Espero?
Per il personale assunto dopo il 2019, in alcuni casi è stata attivata la procedura di adesione con “silenzio-assenso”: “se il lavoratore non ha comunicato il diniego entro i termini previsti, l’iscrizione è diventata automatica e definitiva”. Anche in questo caso, il nodo critico resta l’impossibilità di uscire una volta iscritti, con l’effetto di vincolare il lavoratore a un sistema che non ha scelto in modo attivo.
Se una persona è in TFS o in TFR, come può orientarsi tra le due opzioni e quali scadenze ci sono?
È importante distinguere tra:
- TFS (Trattamento di Fine Servizio): applicato a chi è stato assunto prima del 2000;
- TFR (Trattamento di Fine Rapporto): forma in vigore per chi è stato assunto dopo il 2000, simile a quella prevista per il settore privato.
Per chi è ancora in TFS, è prevista la possibilità di optare per il passaggio al TFR, ma entro una scadenza precisa: “la scelta va effettuata entro il 31 dicembre”. La decisione comporta conseguenze dirette sul calcolo del trattamento di fine rapporto e sui meccanismi di accantonamento, ed è quindi da valutare con attenzione.
Perché si parla della trattenuta del 2,5% e cosa si contesta rispetto al trattamento del settore privato?
Anche nel caso del TFR, nel pubblico impiego scolastico è presente una trattenuta mensile del 2,5% sullo stipendio, che non esiste nel settore privato. Secondo Pacifico, “questa trattenuta va abolita perché penalizza i lavoratori senza una reale contropartita”.
La contestazione riguarda due aspetti:
- la trattenuta del 2,5% sul TFR, che riduce il netto in busta paga;
- il fatto che lo Stato non versi realmente gli accantonamenti mensili, ma li consideri solo “figurativi”.
“Si riduce il netto dei lavoratori e, contemporaneamente, si sostiene che mancano risorse per la previdenza, arrivando ad aumentare l’età pensionabile”, ha concluso Pacifico.
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