Peaky Blinders – The Immortal Man è la chiusura di un cerchio perfetto: Steven Knight e l’ultimo inchino di Tommy Shelby
13 anni di Peaky Blinders. Una vita cinematografica sintetizzata in una fandom sempre crescente: affezionati che urlano, cercano e trovano il nome di Tommy Shelby ovunque. Una saga che ha dato inizio a una nuova tendenza che guarda al passato per aprirsi al futuro. Il business legato alla serie è enorme. Le stagioni hanno accresciuto un movimento di marketing e cultura condivisa in grado di cambiare gli equilibri come pochi altri contenuti cinematografici e seriali hanno fatto nel recente passato.
Il seguito di Peaky Blinders è paragonabile a quello del Signore degli Anelli o Il Trono di Spade. Tutti vanno alla ricerca di nuove storie, racconti e retroscena possibili che si traducono in industria. All’uscita della saga diretta da Peter Jackson gli estimatori dei libri e dei film andarono alla ricerca, non solo in senso figurato, dei famosi anelli del potere. Cimeli che, tolti dalla suggestione delle esigenze di copione, restano anelli di ottima fattura incisi con una frase ben precisa e inequivocabile.
Peaky Blinders e il rapporto con i fan
Trovarli era diventato un must e al tempo stesso un’impresa che ha animato un giro economico di centinaia di migliaia di dollari. Si è arrivati addirittura a pensare che, nell’arco delle riprese dei film, il regista avesse lasciato di proposito delle copie dell’anello incustodite per vedere chi riusciva a scovarle tra collezionisti ed estimatori.

Una leggenda che sui principali siti e-commerce ha dato vita a una vera e propria “caccia agli anelli”, alcuni dei quali sono stati addirittura messi all’asta. Uno è stato persino usato come oggetto di scena nel corso di una puntata della famosa e fortunata serie The Big Bang Theory. Lo stesso iter, meno contorto e leggermente più coinvolgente, lo ha vissuto (e per certi versi lo sta ancora vivendo) Peaky Blinders.
Le coppole di Tommy Shelby
Stavolta, al centro di tutto, non ci sono gli anelli del potere ma le coppole di Tommy Shelby e compagni. Un vero e proprio accessorio diventato must nel tempo, infatti la fortunata saga ha ridato lustro ad alcuni cimeli che sembravano essere passati di moda. La coppola, nello specifico, sembrava essere ormai etichettata come vintage: Cillian Murphy le ha ridato dignità interpretando una parte che l’ha reso in qualche maniera iconico.

Il noto premio Oscar torna a interpretare uno dei ruoli più riusciti della sua carriera per la gioia dei fan che potranno continuare a cercare coppole in giro per l’Europa e per il mondo. Le cifre di vendita sono sempre più alte. Questo fa capire, così come è accaduto per Il Signore degli Anelli e Il Trono di Spade, che il concetto di saga – anche per Peaky Blinders – è riduttivo. Il titolo targato Netflix ormai rappresenta una vera e propria filosofia di vita. Uno status quo che ha raggiunto, dopo anni e tanta attesa, il capitolo finale.
Tom Harper e l’ultima regia per chiudere la saga
Sei stagioni hanno bisogno di una fine che sia all’altezza ma anche che possa, nel caso, lasciare spazio ad altro. Una porta aperta che coincida con la speranza dei fan di vedere prodotti simili che attingano – in un futuro prossimo – alla stessa fonte. Una chiusura ideale del sipario che riesca ugualmente a lasciare ancora qualcosa in sospeso, cosicché se a qualcuno tornasse la voglia di allargare storie e possibilità alla saga Peaky Blinders possa farlo tranquillamente senza intaccare quanto raccolto finora. Tutto questo si traduce in un unico risultato possibile. Il film in uscita su Netflix, dal 20 marzo 2026, Peaky Blinders – The Immortal Man. Alla direzione del progetto troviamo un nome importante come Tom Harper che ha dato lustro anche a Wild Rose e The Aeronauts, senza dimenticare Heart of Stone e The Woman in Black.
Titoli che, al cinema e in streaming, hanno trovato un particolare consenso tra pubblico e critica proprio per una regia moderna e quel tocco particolarmente inedito che fornisce allo spettatore l’illusione di essere catapultato in un mondo parallelo per poi tornare con i piedi per terra non appena passano i titoli di coda. Voli pindarici delle emozioni che, in tempi come questi, in cui trovare un tema e originale e approfondirlo è un’impresa, fanno tutta la differenza possibile.
La scrittura di Steven Knight
Un buon occhio, tuttavia, non basta: serve anche ottimo estro e una penna impeccabile. A tratteggiare l’ultimo inchino di Tommy Shelby ci ha pensato Steven Knight. L’uomo che ha dato vita a una serie simbolo che, tra le altre cose, ha riattualizzato un periodo storico conosciuto soltanto per determinate sfumature politico sociali. Peaky Blinders – attraverso un piglio innovativo e dinamico – non solo gli ha dato nuova linfa, ma ha restituito interesse persino per alcune dinamiche finite nel dimenticatoio. La serie, nel recente passato, ha compiuto una sorta di rivoluzione artistica a più livelli. Oggi c’è bisogno di tirare le somme.
Farlo bene è l’unica cosa che conta, per questo si parte da un concetto chiave: la chiarezza. Non ci sono ‘esperimenti’, in quest’ultimo capitolo, si parte dal 1940 a Birmingham. Nel caos della Seconda Guerra Mondiale, Tommy Shelby è costretto a tornare da un esilio autoimposto per affrontare una resa dei conti potenzialmente devastante. Con il futuro della sua famiglia e del suo Paese in gioco, Tommy deve scontrarsi con i propri demoni e scegliere se affrontare la sua eredità o ridurla in cenere. Per ordine dei Peaky Blinders.
Un ultimo atto tra avventura ed epica
Un ultimo atto intriso di epica, avventura e colpi di scena dove la cura al dettaglio è estremamente importante e c’è una sorta di attenzione maniacale alle ripercussioni che tutto questo avrà sulla platea di riferimento. Un arrivederci che lascia aperte molte porte, non si tratta di ulteriori lavorazioni o capitoli aggiuntivi in cantiere.
C’è tuttavia la volontà di tenere aperto uno spiraglio che, oggi, non sembra voler essere percorso. Gli addetti ai lavori sono sazi e soddisfatti, ma anche consapevoli che Peaky Blinders – nella mente e nel cuore dei fan – non finirà mai davvero. Esattamente come Stranger Things. Al cospetto di lavori simili, la parola fine esiste e diventa anche necessaria ma non doverosa.
Il cast corale
I Blinders sono ovunque, anche tra gli addetti ai lavori. Knight ha tracciato una strada che, con questo ultimo lungometraggio, trova il suo compimento naturale. Non è escluso, però, che possano nascere nuovi percorsi con l’andare del tempo. Quando certe domande, attualmente senza risposta, troveranno la giusta collocazione.
Per il momento ad alimentare attesa e aspettative ci pensa un cast corale composto dal premio Oscar Cillian Murphy (Oppenheimer, A Quiet Place II); Rebecca Ferguson (Dune, A House of Dynamite); il candidato all’Oscar Tim Roth (Le iene, The Hateful Eight); Sophie Rundle (After the Flood, Gentleman Jack – Nessuna mi ha mai detto di no); Ned Dennehy (Rapina e fuga, Inverso – The Peripheral); Packy Lee (Blue Lights); Ian Peck (His Dark Materials – Queste oscure materie, Robin Hood); Jay Lycurgo (Steve, Half Bad: The Bastard Son & The Devil Himself); con il candidato all’Oscar Barry Keoghan (Saltburn, Gli spiriti dell’isola); e il vincitore del premio Emmy Stephen Graham (Adolescence, A Thousand Blows).
Soundtrack originale
L’interpretazione dei singoli si intreccia a una scelta musicale precisa che traduce ogni emozione in maniera chiara e quasi tangibile sul piano scenico per consentire allo spettatore di cogliere ogni singola sfumatura di questo lavoro conclusivo. La soundtrack comprende 36 tracce, di cui 5 inedite, tra brani commissionati appositamente e un’ampia colonna sonora originale.
I collaboratori storici della serie Antony Genn e Martin Slattery tornano a firmare le musiche del film, mentre Grian Chatten dei Fontaines D.C. e Amy Taylor degli Amyl & the Sniffers contribuiscono con nuove e potenti tracce che introducono nuove voci nell’immaginario sonoro di Peaky Blinders.
Approfondimento, riflessione e colpi di scena
Accanto alle produzioni originali, la colonna sonora include una selezione di brani di artisti che hanno definito l’identità musicale della saga, tra cui Nick Cave, Fontaines D.C., Lankum e McLusky. Tra questi figurano una nuova versione registrata di “Red Right Hand” di Nick Cave, la collaborazione tra Grian Chatten e Lankum in “Hunting The Wren (The Immortal Man version)”, e due cover dei Massive Attack – una firmata da Grian Chatten, l’altra da Girl In The Year Above.
Un vero e proprio affresco musicale che completa un lavoro certosino fatto di approfondimento, riflessione e anche qualche colpo di scena. Peaky Blinders – The Immortal Man è stato concepito per lasciare il segno. Lo farà e riuscirà persino a dimostrare che, da certi titoli, non ci si separa mai davvero dando una nuova e ulteriore contezza alla definizione di intramontabile. La settima arte presta il fianco all’epica un’ultima volta per inserire Peaky Blinders nella storia delle scommesse vinte – in ambito cinematografico e seriale – a livello internazionale.




