Peaky Blinders: The Immortal Man
Non sono un grande fan dei film collaterali a una serie e questo “Peaky Blinders: The Immortal Man” non fa che rinvigorire il mio bias. Perche’ e’ sostanzialmente un film inutile. O meglio, a essere inutile è la sua forma film. Almeno, però, mantiene la promessa di portare a termine l’epopea di Tom Shelby.
In realtà molto godibile, il film è foriero di grandi rammarichi. Punto numero uno: non aggiunge nulla in termini estetici alla serie. Che poi l’estetica era proprio quello che l’ha fatta grande, data una narrazione e dei personaggi non sempre all’altezza – si pensi al villain Luca Changretta.

Punto numero due: qui ci sono dei gran bei personaggi inediti, il capo degli zingari di Liverpool (uno Stephen Graham purtroppo sotto-utilizzato) e il cattivone filo-nazista (un Tim Roth più tarantiniano che mai) su tutti.
E quindi: perche’ con questo materiale non construirci una ultima serie degna? Perchè diciamoci la verità, l’ultima stagione di “Peaky Blinders” è sicuramente la peggiore – insieme alla succitata terza.
Ah, io ovviamente lo posso immaginare perchè…e purtroppo se il perchè risiede davvero, come immagino, nel personaggio di Barry Kheogan, non mi sembra che ne possa valere la pena.
Un’ultima postilla, quella musicale. Belle le cose nuove create ad hoc da Grian Chatten, ma davvero troppi Fontaines D.C. – a tratti sembra davvero un maxi-spot della band di Dublino. Anche perchè poi è quando sentiamo la buona vecchia “The Red Right Hand” di zio Nick, mentre Cillian ritorna a Birmingham sul cavallo nero, che ci gasiamo davvero.
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