Pd, in segreteria 5 esponenti della minoranza ma Casa dem accusa: «Scelte personali»

di D.B.
Dentro il Pd umbro a molti mesi di distanza da un tribolato congresso è ancora battaglia tra maggioranza e minoranza. Venerdì il segretario Damiano Bernardini ha aperto le porte della segreteria, come promesso in autunno, ad alcuni esponenti della minoranza di Casa democratica; il problema è che questi ultimi, secondo Casa dem, l’hanno fatto «a titolo del tutto personale». Una scelta «non condivisa, non coerente coi principi che ci hanno ispirati né rispettosa del mandato che gli elettori al congresso ci hanno consegnato». E così volano accuse di frazionismo e settarismo.
Gli ingressi A entrare sono Stefano Lisci, Andrea Vannini, Cristina Croce, Giovanni Manca e Mariella Spadoni, in rappresentanza di diversi territori dell’Umbria. Per la maggioranza che sostiene il segretario, si tratta di un passaggio politico rilevante, che allarga la guida del partito e prova a chiudere definitivamente la fase congressuale. Nella nota diffusa dal Pd regionale si parla di un «salto di qualità verso una gestione plurale, inclusiva e unitaria del partito», in un momento considerato decisivo, tra la campagna per il referendum costituzionale e il lavoro già avviato in vista delle prossime elezioni amministrative. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la segreteria e darle una base più ampia, così da rappresentare «la larghissima maggioranza del partito regionale».
Un contributo Stefano Lisci, coordinatore di Casa dem, ha spiegato così la scelta: «Non entriamo in segreteria per rappresentare una minoranza, ma per contribuire in modo leale e costruttivo a un percorso comune». Lisci ha riconosciuto al segretario «un impegno serio e qualificato in questi mesi complessi» e ha parlato di una fase nuova, in cui mettere a disposizione «idee, competenze e radicamento territoriale» per rafforzare il partito in Umbria.«L’ingresso dei rappresentanti di Casa democratica – dice invece Bernardini – segna un momento di maturità collettiva», aggiungendo che ora il Pd umbro può contare su «una direzione ampiamente condivisa». Per Bernardini è un risultato che aumenta «la nostra autorevolezza e la nostra capacità di iniziativa politica», con la priorità di costruire un partito «forte, credibile e pienamente concentrato sulle sfide che abbiamo di fronte».
Casa dem La lettura di Casa democratica è però ben diversa. Commentando gli ingressi gli esponenti della mozione hanno precisato che chi è entrato in segreteria lo ha fatto «a titolo del tutto personale». La scelta, si legge, non sarebbe stata condivisa dal gruppo e non rispetterebbe il mandato ricevuto al congresso. Casa Democratica rivendica di aver portato avanti una battaglia per il rispetto degli impegni presi al termine del congresso, a partire dalla vicesegreteria e dalla presidenza dell’assemblea, e denuncia la presenza di «veti, personali, strumentali e non sostenuti da ragioni politiche» su alcuni nomi indicati per l’esecutivo. Nella nota si parla apertamente di «tradimento della parola data» e di «discriminazione delle persone», elementi che, secondo l’area, non dovrebbero trovare spazio nel Pd umbro. «L’unità del partito non si costruisce distribuendo singoli strapuntini e appuntando medagliette al bavero», si legge ancora nella nota, che ribadisce l’impegno contro «settarismo e frazionismo».
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