Payback sanitario: sforamento in Umbria stimato a 134 milioni
di Chia.Fa.
Gira intorno a 134,5 milioni la stima dello sforamento umbro per la spesa farmaceutica e per dispositivi medici. A stimarlo direttamente la Corte dei Conti che ha presentato le previsioni nell’ambito dell’esame della legge di bilancio, ch ha introdotto per il 2026 il doppio ritocco all’insù delle quote di spesa sanitaria dedicata all’acquisto dei farmaci e dei dispositivi medici. In particolare, la manovra del governo prevede un incremento pari allo 0,25 per cento per i farmaci, che quindi dal prossimo anno potrà pesare fino al 15,5 per cento del Fondo sanitario, e un aumento dello 0,2 per cento per i dispositivi medici, che così dal 2026 potranno cubare fino al 4,6 per cento del Fondo.
Stando alle simulazioni presentate in Parlamento dalla Corte dei Conti, la revisione dei tetti di spesa non basterà a colmare lo scostamento che annualmente le Regioni fanno registrare tra tetti e spesa effettiva. In particolare, le novità di bilancio permetteranno all’Umbria di disporre di un tesoretto di 312,9 milioni di euro per i farmaci, ma la stima calcolata in base ai costi sostenuti nei primi quattro mesi del 2025 segna per l’Umbria un conto annuale da 377,4 milioni di euro, con uno sforamento che è quindi pari a 64,5 milioni di euro. Anche più ampio lo scostamento simulato per la spesa in dispositivi farmaceutici, si va dalle mascherine alle siringhe fino a macchinari diagnostici e software: su questo fronte l’incremento dei tetti fisserebbe per l’Umbria un limite di 92 milioni di euro a fronte di una spesa, in questo caso definita su quanto effettivamente sostenuto nel 2024, che raggiunge i 163 milioni di euro, con uno scostamento di oltre 70 milioni di euro.
Le simulazioni della Corte dei Conti sono particolarmente rilevanti per le imprese che riforniscono il sistema sanitario, oltreché per i conti pubblici, a causa del famigerato payback introdotto progressivamente a partire dal 2007 nel tentativo di contenere la spesa, ponendo a carico delle imprese fornitrice una quota dello sforamento, solitamente il 50 per cento. .
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