Friuli Venezia Giulia

Pasqua, scegliere la luce: la lettera del vescovo Trevisi

2 aprile 2026 – ore 18:30 – Questa Pasqua è una Pasqua di luce, ma soprattutto è una Pasqua che scegliamo. Questo è il messaggio principale della lettera del vescovo Trevisi. La lettera non è solo un augurio: è un invito a riflettere sul presente e a pensare al futuro dell’uomo. Il vescovo intende far comprendere che la Pasqua può essere una scelta consapevole, non solo una festa. Il testo si apre con una frase semplice ma incisiva: «Basta volerlo e il tempo si trova». Dietro queste parole emerge una tensione legata alla fine dei tempi. Nella visione cristiana, il tempo non è soltanto una successione cronologica: è kairos, cioè un momento di salvezza. Non è un caso che il testo richiami la vigilanza evangelica presente nei discorsi escatologici — «vegliate, perché non sapete né il giorno né l’ora» (Mt 25,13). L’autore suggerisce così che il tempo non debba essere semplicemente riempito, ma orientato.

Quando il vescovo invita a «estirpare quel desiderio di rivalsa», il discorso si colloca su un piano più profondo. Il giudizio non è soltanto una realtà futura: è già presente nel cuore dell’uomo. Questa prospettiva richiama una chiave tipica del Vangelo di Giovanni: «la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre» (Gv 3,19). Il conflitto tra bene e male, dunque, non è rimandato alla fine dei tempi, ma si manifesta nella quotidianità.

Il riferimento alle violenze che abbruttiscono l’umanità e alle urla volgari e aggressive evoca una sensazione quasi apocalittica. Non si tratta di una fine spettacolare, ma di una rivelazione nel senso biblico del termine: un disvelamento di ciò che era nascosto. Il deterioramento del linguaggio diventa così il segno di una crisi più profonda, che investe la capacità relazionale dell’uomo.

«Impariamo a essere sempre disarmati»: l’espressione richiama le Beatitudini — «beati i miti, perché erediteranno la terra» (Mt 5,5) — e, al tempo stesso, rimanda alla logica del Regno futuro. Il legame tra etica presente e compimento escatologico risulta particolarmente significativo.

L’esortazione a «boicottare chi corrompe ogni parola e ogni sguardo» assume un rilievo particolare. In essa si intravede una forma di giudizio storico che anticipa quello finale: una distinzione netta tra chi costruisce e chi distrugge, tra verità e menzogna. L’immagine richiama la parabola evangelica del grano e della zizzania (Mt 13,24-30), destinati a essere separati «alla fine del mondo».

Il nucleo teologico del testo è rappresentato dal riferimento alla «Parola che dà vita» e alla «fame di giustizia». La giustizia evocata è una giustizia «che viene da Dio» e che «mira a riconciliare». La prospettiva escatologica si chiarisce: non si tratta di una giustizia vendicativa, ma restaurativa, orientata alla comunione finale. È la giustizia del Regno, annunciata dai profeti e portata a compimento da Cristo, che troverà pienezza nella «nuova terra» (Ap 21,1).

Quando il vescovo afferma che si dovrà rispondere se si sarà seminata solidarietà o discordia, il riferimento al giudizio finale appare evidente. Il richiamo è al celebre passo matteano: «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). In questo modo, la dimensione escatologica si intreccia con l’etica concreta, e il giudizio viene misurato sull’amore.

Il passaggio sulla «luce di Cristo» che «rischiara le tenebre dei cuori» assume un significato teologico profondo. Si tratta dell’annuncio della vittoria definitiva della luce sulle tenebre, tema centrale sia nel Vangelo di Giovanni sia nell’Apocalisse: «la notte non ci sarà più» (Ap 22,5). La Pasqua, quindi, non è soltanto memoria della risurrezione, ma anticipazione del compimento finale.

Il richiamo a «non permettete che la guerra entri nei vostri desideri e nel vostro cuore» si inserisce in questa prospettiva. La pace non è soltanto un valore morale, ma anche un dono escatologico, segno del Regno che viene. È la pace del Risorto, offerta ai discepoli come anticipazione della comunione definitiva.

Il testo si chiude con le parole: «la vostra vita risplenda dello Spirito […] il Risorto vince la morte». Qui emerge con chiarezza la visione cristiana della fine dei tempi nella sua forma più compiuta: la vittoria sulla morte non è soltanto una promessa futura, ma una realtà già iniziata. La frase «Noi fin d’ora siamo stirpe divina» richiama la teologia paolina dell’adozione filiale (Rm 8,15-23) e apre alla speranza di una piena partecipazione alla vita di Dio.

Nel contesto attuale, la lettera del vescovo Trevisi si colloca su una linea ecclesiale esigente. È in sintonia con il magistero di Papa Francesco, ma mantiene una voce propria. Il vescovo non si limita a evocare la Pasqua come consolazione: la propone come criterio per leggere il presente e come anticipazione del compimento finale. Questo approccio rende la lettera particolarmente incisiva.

Il testo unisce tempo ed eternità, storia e destino, responsabilità e speranza. È una meditazione pasquale che, nella tradizione spirituale, ricorda come ogni gesto, ogni parola, ogni scelta si inscrivano già nell’orizzonte dell’incontro ultimo e definitivo, in cui la luce non avrà più ombre e la verità sarà pienamente manifestata.

Articolo di Francesco Viviani

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Di seguito il testo integrale della lettera inviata dal vescovo alle redazioni giornalistiche.

Una Pasqua di luce

Basta volerlo e il tempo si trova: per ascoltare chi è solo, per visitare un anziano, per perdonare chi ci ha offeso, per prenderci cura di chi fatica. Per estirpare quel desiderio di rivalsa che alimenta il progetto assurdo di schiacciare l’altro. Per decidere di seminare dialogo proprio quando le rigidità hanno innescato conflitti.

Vi auguro di vivere la Pasqua vincendo le tenebre delle violenze che abbruttiscono l’umanità e la ingabbiano in conflitti permanenti, che distruggono villaggi e città, che infieriscono su bambini innocenti e persone inermi. E poi ci sono le urla volgari e aggressive che riempiono i social e avvelenano le relazioni, e alimentano solitudini e indifferenza. Impariamo ad essere sempre disarmati da ogni linguaggio che insulta, ferisce e percuote.

Vi auguro di saper boicottare chi corrompe ogni parola e ogni sguardo per alimentare tristezze contagiose; diffidate da chi è sempre pronto a condannare gli altri senza mai mettersi in discussione.

Abbiamo bisogno di lasciarci nutrire dalla Parola che dà vita, alimentando la nostra fame di giustizia, quella che viene da Dio, che rimbomba nella nostra coscienza, che mira a riconciliare, e non a offendere.

La luce di Cristo rischiari le tenebre dei cuori che hanno perso la speranza e non sanno che propagare sterili lamentele.

Vi auguro di allenarvi nell’ascolto del grido dei poveri e dei sofferenti, a pensare alla vita e al futuro mettendovi dalla parte di chi è vulnerabile e fragile. Come ha fatto Gesù, il crocifisso.

Vi auguro di vivere la Pasqua con un cuore allenato a desiderare Dio e la sua amicizia e dunque con una mente aperta al suo disegno di fraternità universale. Perché tutti veniamo da Dio e dovremo rispondere se avremo seminato solidarietà o discordie. Le nostre mani siano generose nel dispensare sostegno e aiuto ai fragili: e possiamo avere occhi spalancati a riconoscerli.

I nostri piedi siano abituati a fare il primo passo verso chi ci offende e il tempo sia speso, anzi dissipato, nel consolare chi è triste e solo. Se abbiamo un po’ di empatia, troveremo persone da ascoltare nella nostra famiglia, tra i nostri vicini di casa, tra i nostri colleghi, tra chi incontriamo al parco o mentre siamo in sala d’attesa di un qualche ambulatorio. La vita, come diceva Papa Francesco, non è tempo che passa, ma occasione di incontri. Da non sprecare.

Vi auguro di vivere la Pasqua pronti a godere della Pace che il Risorto vi dona; il vostro cuore sia aperto ad accoglierla: non consentite che la guerra entri nei vostri desideri e nel vostro cuore. E siate gioiosi del Perdono con cui siete abbracciati da Dio: nessuno è perfetto, ma dimenticarci del perdono di Dio ci rende depressi e smarriti.

La vostra vita risplenda dello Spirito che ovunque vi fa testimoni che il Risorto vince la morte, e noi fin d’ora siamo stirpe divina, capaci di coltivare pace e giustizia.

Buona Pasqua a te, ai tuoi cari, a chi incontri sulla tua strada. Sia un tempo di relazioni rigenerate.

† Enrico Trevisi
Vescovo di Trieste




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