Puglia

Parto in anonimato, percorsi e spazi dedicati: parla Vaccarella

Ogni gravidanza è una storia unica. Alcune sono segnate dall’attesa e dalla progettualità, altre richiedono protezione, ascolto e competenze altamente specialistiche per affrontare diagnosi complesse o decisioni dolorose. È da questa consapevolezza che la ASL Bari consolida e rafforza i percorsi dedicati alle gravidanze complesse e al parto in anonimato, integrando formazione del personale, tutela della riservatezza e riorganizzazione degli spazi assistenziali.

“Non esiste una donna che affronti un parto in anonimato con leggerezza. Dietro queste scelte ci sono storie di violenza, di povertà, di solitudine, di paura, di traumi, di relazioni spezzate, di pressioni familiari o culturali. Per questo la risposta delle istituzioni non può mai essere il giudizio. Deve essere di ascolto, di protezione, di costruzione di alternative”. Così, quindi, la vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia, Elisabetta Vaccarella, durante l’incontro che si è svolto oggi a Bari dal titolo ‘Partorire in anonimato, una scelta possibile’ all’ospedale ‘Di Venere’: il secondo appuntamento con l’iniziativa ASL per promuovere un percorso di accompagnamento a tutela dei diritti della donna e del bambino.

Nel suo intervento, la vicepresidente del Consiglio regionale ha ricordato il caso del neonato trovato morto il 2 gennaio del 2025 nella ‘Culla della vita’ installata all’esterno di una parrocchia di Bari. “Una vicenda tragica – ha detto Vaccarella – ci ha costretti a fare i conti con una domanda semplice e terribile: quante donne, di fronte a una gravidanza difficile o non voluta, non conoscono le alternative? Quante non sanno che esiste una possibilità legale, sicura, protetta, che tutela loro e il bambino?”.

“Il giorno stesso – ha continuato, riferendosi ancora alla vicenda del neonato morto un anno fa nella culletta termica – feci un appello pubblico: ricordare a tutte le donne che la legge italiana consente di partorire in anonimato, in ospedale, in condizioni di sicurezza, semplicemente dichiarando di non voler riconoscere il bambino. È una scelta prevista dall’ordinamento, costruita proprio per proteggere le situazioni più fragili”. “Nessuna donna, di fronte a una gravidanza difficile, deve sentirsi senza alternative. E ogni bambino, – ha concluso Vaccarella – indipendentemente dalle circostanze della nascita, deve avere una possibilità”.




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