«Partecipo per testimoniare l’importanza dell’attività fisica»
POLLENZA Roberto Ripani, 54 anni di Pollenza, sarà tra i protagonisti del primo Parkithlon, il triathlon dedicato a persone con Parkinson che si terrà il 12 settembre a Fossacesia Marina. «Partecipo a questo evento non tanto per farmi vedere, o per la performance sportiva ma proprio per testimoniare come l’attività fisica possa essere di aiuto per controllare le discinesie (i movimenti involontari, ndr) e tremori del Parkinson», spiega Ripani, che convive con la malattia dal 2018.
L’impegno
L’evento, organizzato dalla fondazione Limpr per il Parkinson, vedrà la partecipazione di circa 100 persone tra pazienti, caregiver e medici in una staffetta triathlon composta da 400 metri a nuoto, 10 chilometri in bicicletta e 2,5 chilometri di camminata veloce. Roberto, che lavora a tempo pieno nell’ufficio tecnico di un’azienda metalmeccanica dove si occupa di progettazione, ha ricevuto la diagnosi di Parkinson a soli 46 anni. Da allora ha trasformato la malattia in una sfida quotidiana, affiancando alla terapia farmacologica un’intensa attività sportiva.
«Per questa malattia non c’è una cura definitiva. I farmaci che prendiamo aiutano soltanto a controllare i sintomi ed è fondamentale una corretta pratica sportiva», sottolinea. Il suo programma di allenamento è rigoroso: «Sono iscritto al centro Nuoto Macerata, tesserato per il Paratriathlon, e mi alleno ogni giorno nella corsa, 2 volte a settimana nel nuoto, nel fine settimana vado in bici almeno 2 volte. Poi ho un giorno di recupero perché consigliato». L’obiettivo di Ripani va oltre la prestazione sportiva. «Voglio lanciare il messaggio che non ci si deve arrendere alle situazioni difficili, ma che si può sempre agire e lottare per poter migliorare la situazione in cui ci si trova», dichiara con determinazione. Una battaglia che conosce bene le difficoltà della diagnosi: «A volte il Parkinson viene scambiato per la depressione ed i suoi sintomi». Il sostegno della famiglia è fondamentale in questo percorso. La moglie e i tre figli lo accompagnano quotidianamente, e sarà proprio sua moglie a fare il tifo per lui durante la gara abruzzese, dove Roberto parteciperà sicuramente alla frazione di nuoto e probabilmente anche a quella della bici.
Roberto è convinto dell’efficacia terapeutica dello sport: «L’attività fisica aiuta il corpo a controllare appunto i movimenti involontari». Una convinzione supportata dalla letteratura scientifica che riconosce nell’esercizio fisico regolare un intervento non farmacologico fondamentale per chi convive con il Parkinson. «L’obiettivo è di far conoscere i benefici della pratica sportiva, che può aiutare anche altre persone che si trovano in questa situazione, per i parkinsoniani ma non solo», conclude Ripani, dimostrando come la sua partecipazione al Parkithlon rappresenti molto più di una sfida sportiva: è un atto di testimonianza e solidarietà verso tutti coloro che affrontano battaglie simili.