Partecipò a rapina nelle Poste a Carrassi, in aula commerciante
Avrebbe fatto da basista per una rapina all’ufficio postale di via Garrone, al quartiere Carrassi di Bari, dando informazioni sull’ubicazione delle casse e su come venivano custoditi i contanti. Ma non solo: approfittando della sua amicizia con il direttore dell’agenzia postale, avrebbe filmato il maneggio e i luoghi in cui venivano conservati i soldi. È l’accusa a carico di un commerciante barese, proprietario di un negozio di scarpe in via Giulio Petroni, imputato di concorso in rapina assieme agli esecutori giudicati separatamente.
Secondo quanto contestato dal pm Fabio Buquicchio, sulla base di indagini e del racconto di alcuni collaboratori di giustizia, il 58enne Gennaro Lepenne avrebbe contribuito concretamente alla rapina del 9 giugno 2017, fornendo anche ai complici un casco bianco per nascondere il viso, mettendo a disposizione il proprio deposito adiacente al negozio per i preparativi, effettuando un sopralluogo preventivo prima che entrassero in azione per poi dare loro il via libera e persino rallentando una pattuglia della polizia che stava intervenendo, fingendo che l’auto non gli funzionasse, mentre i rapinatori scappavano con due scooter.
Le immagini della videosorveglianza dell’ufficio postale lo immortalano, pochi minuti prima della rapina, mentre si aggira all’interno. Nell’udienza di ieri, dinanzi al tribunale di Bari, sono state acquisite le dichiarazioni dei pentiti Nicola De Santis e Antonio De Manna, quest’ultimo tra gli autori della rapina. “Lui registrava tutti i giorni dentro alla posta, perché andava tutti i giorni dietro a parlare col direttore e noi vedevamo via video le somme, o dove stanno i soldi; infatti – ha spiegato De Manna – in questa rapina non abbiamo toccato le casse, siamo andati solo ed esclusivamente dietro, perché dovevamo andare a botta sicura”. E ancora: “L’okay ce l’ha dato Gennaro Lepenne, che lui andava dietro con scuse banali, a cambiare soldi, erano i nostri occhi dentro. Andavamo nel negozio e lo andavamo a vedere mentre contavano i soldi”. Ad agosto 2017 nel negozio gli investigatori scoprirono una maschera di lattice per camuffarsi durante i colpi.




