Parlamento europeo, niente più Google di default: nei browser arriva Qwant

Per cercare una direttiva, una notifica o un documento online, da ora i dipendenti del Parlamento europeo trovano una pagina di ricerca diversa. Il motore predefinito su Microsoft Edge e Mozilla Firefox non è più Google, ma Qwant, alternativa francese che mette al centro privacy, dati protetti e infrastrutture europee.
La novità riguarda eurodeputati, assistenti, amministrativi e collaboratori. Nessun obbligo: chi preferisce un altro motore può cambiarlo manualmente in qualsiasi momento. Non si tratta di un bando, né di una sostituzione tecnica totale. Eppure, nel mondo digitale, il default conta spesso più di una scelta esplicita.
La decisione arriva in una fase in cui Bruxelles parla sempre più di autonomia tecnologica. Non solo regole per le grandi piattaforme – GDPR, Digital Markets Act, Digital Services Act, AI Act – ma anche riduzione delle dipendenze dai servizi extraeuropei. Le istituzioni dell’Unione non sono soltanto regolatrici: acquistano software, impostano standard interni, orientano le abitudini di migliaia di utenti. Usare una soluzione europea quando esiste diventa un segnale.
Cosa c’è dietro una barra di ricerca
Un motore di ricerca non è uno specchio neutro del web. Dietro ogni query ci sono algoritmi di indicizzazione, criteri di visibilità, profilazione e un mercato della pubblicità che finanzia l’intera infrastruttura. Qwant si presenta come alternativa a Google e Bing su un punto preciso: non conserva le ricerche, non vende dati personali, opera con server in Europa. Profilo che si allinea al dibattito Ue sulla protezione dei dati.
Il nodo più delicato resta però nascosto. Ogni motore dipende da un indice del web – una mappa enorme e costantemente aggiornata delle pagine online. Costruirlo e mantenerlo richiede risorse che pochi hanno. Per questo, nel 2024, Qwant e il motore tedesco Ecosia hanno annunciato una joint venture chiamata European Search Perspective. L’obiettivo è sviluppare un indice di ricerca interamente europeo, utilizzabile non solo per i motori ma anche per servizi digitali e applicazioni di intelligenza artificiale. Senza un indice autonomo, anche un motore europeo rischia di restare agganciato a infrastrutture esterne per una parte essenziale del servizio.
Dalle regole agli strumenti
La scelta del Parlamento europeo non cambia da sola gli equilibri globali della ricerca. Google domina ancora il mercato, Qwant non ha la stessa scala né l’integrazione con altri servizi. E l’Eurocamera continua a usare browser sviluppati da grandi aziende statunitensi.
La mossa va letta come un gesto concreto dentro un’istituzione dell’Ue. Arriva mentre la Commissione rilancia iniziative su semiconduttori, cloud, intelligenza artificiale e open source. Dossier molto più grandi di un motore predefinito, ma legati alla stessa domanda: quanto l’Europa può ridurre le dipendenze considerate strategiche?
Il passaggio a Qwant non è una rivoluzione. Google resta lì, a un clic di distanza. Ma il default scelto dall’Eurocamera mostra che la sovranità digitale si gioca anche nelle impostazioni, nei browser degli uffici pubblici e nelle alternative che le istituzioni decidono di rendere normali.
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