Parla lo studente portato via in manette: “Mi sono saltati addosso”

«Mi sono avvicinato troppo a chi volantinava e mi sono saltati addosso tre agenti della Digos. Io ho cercato di divincolarmi, ero spaventato. Poi mi hanno ammanettato. Ho ancora i segni su tutte e due le mani». A parlare con Repubblica è lo studente di 16 anni ammanettato questa mattina durante le tensioni davanti al liceo scientifico Einstein di Torino, dove era in corso il volantinaggio di alcuni militanti della sezione di Gioventù Nazionale Gabriele D’Annunzio «contro la cultura maranza», espressione usata per indicare giovani di origine immigrata.
Portato in Questura è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata – due agenti della Digos sono rimasti feriti – il giovane è tra gli esponenti del Collettivo studentesco Einstein. Poche ore dopo la denuncia era già in piazza, per un presidio nel cuore di Torino, in piazza Castello, che è poi diventato corteo organizzato come reazione alla mattinata.
Come sta?
«Sono stato questo pomeriggio dentro la Questura da solo per un’ora e mezzo. Dopo sono arrivati i miei genitori. Ora mi sono un po’ ripreso, sia di testa che fisicamente. Anche se ho ancora male ai polsi, si vedono i segni per le manette».
Cosa è successo?
«C’erano questi militanti di destra, non dei ragazzi ma saranno stati tutti trentenni, che volantinavano contro la cultura maranza. Io mi sono avvicinato e tre agenti della Digos mi sono saltati addosso. Mi tenevano le mani ferme. Dopo alcuni compagni dell’Einstein hanno cercato di aiutarmi, così loro hanno preso le manette e mi hanno ammanettato e portato in questura».
È stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata, si parla di calci e pugni. È così?
«Non ho tirato calci e pugni, non era fattibile. E poi non sono così stupido da attaccare e aggredire un pubblico ufficiale, ho solo cercato di divincolarmi, avevo degli agenti addosso. Sono uno studente di 16 anni, non potevo fare nulla e non ho fatto nulla. Mi hanno però messo delle manette molto strette. Nella volante ho chiesto di allargare, ma all’inizio mi hanno detto che non c’erano le chiavi».
Essendo minorenne sono venuti i suoi genitori a prenderla. Come hanno reagito?
«Sono molto arrabbiati con gli agenti, perché non c’era bisogno di reagire così, ho solo 16 anni: come potevo fare con tre di loro addosso? Ma sono arrabbiati ancora di più con la dirigenza della scuola che non si è mossa».
Non sono intervenuti?
«Hanno fatto uscire una nota per condannare la violenza ma perché non hanno fatto nulla per impedire che mi portassero in Questura? Speravo in una risposta ma quando sono tornato a scuola non c’erano né preside né vicepreside. C’era in quei momenti però la docente di storia dell’arte che quando mi ha visto ammanettato come un criminale si è lamentata e ha chiesto cosa stesse succedendo».
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