Emilia Romagna

Parco Estense, “Non c’è l’intenzione di procedere al cambio degli inquilini”


“Con il dottor Diego Brescianini di Investire SGR (proprietario degli immobili) ho convenuto che, tra febbraio e marzo, definiremo le modalità e le tempistiche con cui gli inquilini del Parco Estense dovranno produrre gli elementi per verificare la permanenza dei requisiti di accesso e, di conseguenza, il calcolo dell’affitto in base ai nuovi Accordi territoriali (entrambi aspetti già disciplinati dalla convenzione stipulata con la proprietà). Faremo inoltre incontri con gli inquilini rispetto alle procedure da svolgere per i nuovi contratti, alla presenza della proprietà e del soggetto gestore. La proprietà ha specificato che non ha intenzione di procedere al cambio degli inquilini, se non in caso di morosità accertata o di perdita dei requisiti. Resta il fatto che le lettere inviate, atto dovuto almeno sei mesi prima della scadenza del contratto, avrebbero dovuto essere precedute da comunicazioni in merito e potevano essere scritte con una forma diversa, che non mettesse in difficoltà gli inquilini”.

Lo ha spiegato la vicesindaca e assessora alle Politiche abitative e Piano per la casa Francesca Maletti rispondendo a quattro interrogazioni dedicate al tema del Parco Estense di Vaciglio e trattate congiuntamente. 

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Le interrogazioni

Nella prima, presentata da Grazia Baracchi di Spazio Democratico e relativa al monitoraggio e alle attività del progetto Social Housing, si chiedeva conto di eventuali incontri con Open group (la società a cui è stata affidata la gestione sociale del complesso), quali azioni e quali progetti siano stati attivati per promuovere la coesione sociale. 

A seguire, Andrea Mazzi di Modena in ascolto ha presentato due interrogazioni: la prima relativa a “Problematiche realizzative di alloggi Ers in locazione” e la seconda dedicata a quelle gestionali e ai “problemi di sicurezza del comparto”. Nel dettaglio, la prima chiedeva se “l’Amministrazione possa farsi parte attiva per richiedere la sistemazione dei gravi difetti di costruzione rilevati dai residenti; se non ritenga opportuno incrementare la sorveglianza sugli alloggi Ers e come mai 21 alloggi siano stati esclusi dall’avviso pubblico e come sono stati assegnati”. La seconda chiedeva dettagli sulle spese di gestione, anche relativamente alle soluzioni impiantistiche per i consumi energetici, e un report su eventuali interventi da parte della Polizia locale. 

Infine, Katia Parisi di Modena Civica ha presentato un’interrogazione sul tema delle lettere di disdetta nella quale si chiedeva all’Amministrazione, tra le altre cose, “quali azioni a tal riguardo intenda intraprendere per tutelare gli inquilini”.

La gestione

Per quanto riguarda il tema del progetto di Social housing, Maletti ha spiegato che “Il Gestore Sociale garantisce un punto di riferimento stabile per i residenti del comparto attraverso uno sportello settimanale attivo il mercoledì dalle 14:30 alle 18:30 e il venerdì dalle 15 alle 17. Durante questi momenti si svolgono colloqui individuali e di gruppo, che nel 2025 sono stati 144. Su base mensile si svolgono incontri con facilitatori, Building Manager, Comitato dei residenti e Gestore Sociale, con l’obiettivo di condividere proposte o criticità, anche di carattere tecnico-manutentivo. Da tre mesi sono stati introdotti incontri condotti dal Gestore Sociale e allargati a tutti i conduttori per raccogliere nuove proposte ed eventuali segnalazioni di problematiche. Ogni mese il Gestore Sociale redige un dettagliato report e, sulla base di eventuali problematiche emerse, si tiene una riunione con la gestione della proprietà. Sono inoltre previste attività ricreative settimanali aperte ai residenti, svolte presso le sale dei servizi integrativi all’abitare, come la ginnastica dolce, la Palestra della memoria, giochi da tavolo, attività di supporto allo studio e iniziative come la Festa del vicinato, che continueranno anche in futuro”.

Sul tema delle problematiche realizzative di alloggi Ers in locazione, la vicesindaca ha specificato che “gli immobili sono stati edificati in conformità ai progetti presentati e risultano regolarmente agibili, è inoltre prevista la copertura assicurativa con polizza decennale che può essere attivata dalla proprietà in caso di vizi di costruzione e spetta alla proprietà attivarla per eventuali contestazioni”. A proposito della tutela del bene dal punto di vista manutentivo, Maletti ha aggiunto che “il Comune ha nutrito una corretta corrispondenza con la proprietà sul tema, chiedendo a più riprese di attivare i tecnici”. Sulle spese di gestione e le scelte impiantistiche, la vicesindaca ha spiegato che si è optato per l’impiego di pompe di calore e pannelli fotovoltaici, “scelta fatta in considerazione della possibilità di avere da fonti rinnovabili sia energia elettrica che termica con lo stesso sistema integrato, minori emissioni di Co2 e minori costi sia di realizzazione che di esercizio”. Per quanto riguarda la specifica richiesta da Mazzi in merito ai 21 alloggi esclusi dall’avviso pubblico, “erano stati destinati a interventi diretti con soggetti quali Università o cooperative sociali per particolari categorie, come lavoratori – ha detto Maletti – Non sono però state avanzate richieste in tal senso e il fondo finanziario SGR ha proceduto a locare, oltre agli 80 alloggi banditi, anche i 21 previsti per questa finalità. I requisiti dei locatari sono verificati, tramite un sistema di controlli anche a campione dal Comune, come previsto dal Regolamento per l’edilizia convenzionata e agevolata”.

Per quanto riguarda invece la sicurezza del comparto, “la Polizia locale, nel corso del 2025, ha svolto 53 controlli a seguito delle segnalazioni dei residenti relative a situazioni di disagio legate alla frequentazione notturna della zona: nei casi (5 su 53) in cui sono state trovate delle persone, non stavano compiendo atti illeciti. A questi controlli si aggiungono altre sedici verifiche effettuate dalle pattuglie a seguito di chiamate in sala operativa. Ad oggi risulta che non siano più presenti persone che frequentano il comparto nelle ore notturne”.

Il rebus affitti

Infine, il tema delle lettere di disdetta trasmesse dalla proprietà agli inquilini del Parco Estense (gli alloggi in locazione sono 124, di cui 23 in gestione ad Agenzia Casa, che non ne ha ricevute): “L’Amministrazione comunale è venuta a conoscenza indirettamente, tramite i sindacati degli inquilini, delle lettere di disdetta. Come Comune, dobbiamo svolgere funzioni di controllo nei confronti dei contratti che la proprietà ha stipulato direttamente con gli inquilini, ai sensi di un avviso pubblico bandito direttamente dalla società proprietaria, e garantiamo la continuità dell’affitto a canone agevolato per le famiglie coinvolte, purché alla scadenza del contratto le stesse famiglie abbiano i requisiti soggettivi previsti dalla convenzione e se, ovviamente, rispettano la normativa ordinaria sui contratti di locazione. Il controllo periodico allo scadere del contratto di locazione è stato posto proprio a garanzia della corretta fruizione degli alloggi da parte di inquilini considerati fragili. Si ricorda, inoltre, che il canone di locazione agevolato è previsto senza soluzione di continuità per 15 anni. Scaduto il vincolo, il concessionario potrà alienare le singole unità immobiliari secondo le procedure e le condizioni fissate dalla convenzione. In generale, l’Amministrazione mette a disposizione di tutti i cittadini le misure dell’abitare e dell’abitare sociale e di sostegno alla locazione, anche attraverso lo Sportello Abitare Modena: tra le altre cose, in questo periodo sta liquidando i contributi del Fondo Affitto realizzato interamente con risorse comunali, per oltre 1 milione e 510mila euro ad oltre mille famiglie”.

“Sicuramente – ha concluso la vicesindaca – in futuro si terrà conto delle riflessioni che si sono mosse intorno a questo progetto e, per quanto possibile, si lavorerà affinché certi disservizi non si ripetano”.

Il dibattito

Per il Pd, Alberto Bignardi ha inquadrato il tema dell’edilizia residenziale sociale come una delle grandi questioni strutturali della città, invitando a evitare “risposte emotive e semplificate” a un problema complesso, sottolineando come l’Ers sia fondata su delicati equilibri tra interesse pubblico e responsabilità privata. Il Comune, ha precisato il consigliere, “non è costruttore, né proprietario, né gestore”, ma esercita poteri di vigilanza nei limiti di legge, vale a dire un controllo pubblico attivo, tramite un’articolata azione di mediazione. A sua volta Diego Lenzini ha definito “grave e inaccettabile” quanto accaduto, a partire dalle lettere inviate agli inquilini, assicurando che il Comune “sta facendo tutto il possibile per stare accanto alle persone coinvolte”. Riconoscendo la complessità della situazione e il ruolo di un soggetto privato nella gestione, il consigliere ha ribadito il sostegno del gruppo all’Amministrazione a mettere in campo tutte le azioni possibili, agendo sia come supporto che come pungolo, ribadendo infine come abbiano pari dignità coloro che vivono “in una casa Ers o Peep, o in una ad edilizia libera”.

Per Avs, Martino Abrate ha ricostruito il quadro degli strumenti messi in campo dal Comune sul tema dell’abitare, ricordando l’impegno nella tutela degli inquilini fragili attraverso il regolamento di solidarietà civica e il fondo affitto comunale per mille famiglie, ricordando inoltre che, allo stato attuale, “la proprietà non sembra intenzionata a sostituire gli inquilini esistenti”. Il consigliere ha tuttavia evidenziato le criticità strutturali del modello di social housing, tra costi elevati, qualità costruttiva e progressiva “privatizzazione del welfare abitativo”, esprimendo preoccupazione rispetto a soggetti lontani dal territorio che gestiscono grandi patrimoni con una missione orientata al profitto e concludendo con la convinzione che “creare comunità non è automatico”, ma richiede impegno condiviso tra istituzioni e inquilini.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha definito l’intervento del Villaggio Estense “una delle più grandi operazioni immobiliari degli ultimi anni”, giudicandone però deludenti i risultati, a partire dal consumo di suolo e dalle criticità costruttive emerse dopo poco tempo. Il consigliere ha criticato una gestione “lontana e poco chiara” e messo in dubbio l’effettività delle attività sociali dichiarate, chiedendo al Comune di svolgere un ruolo più incisivo, favorendo il dialogo diretto con gli inquilini, affrontando i problemi di sicurezza e agendo come facilitatore.

Per FdI, Elisa Rossini ha contestato l’impostazione secondo cui il Comune avrebbe un ruolo marginale nella vicenda, ricordando che l’amministrazione è firmataria della convenzione urbanistica e che gestisce direttamente parte degli alloggi tramite Agenzia Casa, condividendo quindi la condizione degli altri inquilini. Secondo la consigliera, il social housing non può ridursi a “un pacchetto di belle parole”, per poi lasciare soli i cittadini quando emergono problemi, per questo il Comune dovrebbe “lottare per ottenere ciò che gli inquilini chiedono”, assumendo una posizione più forte verso la proprietà.

Intervenendo sia nel dibattito che in replica, Andrea Mazzi ha definito “brutte e angoscianti” le lettere ricevute dalle famiglie e, pur riconoscendo qualche segnale positivo, ha espresso insoddisfazione per una risposta che “non chiarisce pienamente i nodi contrattuali”, a partire dalle disdette inviate dal gestore e non dalla proprietà, rimarcando l’assenza di un contatto diretto tra inquilini e proprietà come elemento di forte criticità, che rischia di generare allarme sociale. Il consigliere ha inoltre criticato anche la gestione della sicurezza e la mancanza di controllo sui costi, chiedendo un cambio di approccio verso gli inquilini.

Nella sua replica, Grazia Baracchi ha richiamato l’attenzione sulla fiducia con cui molte famiglie hanno aderito al progetto di social housing, scegliendo consapevolmente di entrare in graduatoria e di investire in un’idea di abitare condiviso, sottolineando come diversi inquilini “credano fortemente nel progetto e nella costruzione di una comunità”, soprattutto “giovani coppie” che vedono in queste esperienze una risposta concreta al problema casa, concludendo con la convinzione che “se vogliamo investire sul social housing per il futuro della città, dobbiamo far funzionare davvero questi modelli”.

A sua volta Katia Parisi ha replicato, sottolineando le aspettative tradite di molte famiglie che avevano scelto il Villaggio Estense per costi calmierati e stabilità abitativa, ritrovandosi invece davanti a “un aut-aut: accettare condizioni peggiorative o cambiare casa”, ribadendo inoltre che il Comune non può considerarsi un attore estraneo, ma deve vigilare sul rispetto delle condizioni pattuite perché, a suo avviso, la vicenda non è un semplice rapporto privatistico, ma coinvolge “la credibilità stessa delle politiche di social housing”.

In conclusione l’assessora Francesca Maletti ha ribadito che l’edilizia residenziale sociale rappresenta “un’opportunità per 237 famiglie”, sia in affitto che in proprietà, riconoscendo al tempo stesso le legittime preoccupazioni di chi oggi vi abita, ammettendo la presenza di problemi costruttivi in alcune palazzine e le difficoltà legate a soggetti gestori non radicati sul territorio. L’amministrazione, ha assicurato la vicesindaca, “non si chiama fuori” e continuerà a controllare e presidiare.


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