Liguria

Parco eolico di Ferriere, l’azienda risponde ai “no”: “Impianto reversibile, incentiverà l’affluenza di turisti”

Genova. Dopo la pioggia di critiche e le dure prese di posizione di enti e cittadini, prosegue l’iter di valutazione di impatto ambientale per il progetto del parco eolico Ferriere, ipotizzato a cavallo tra Piacenza e Genova e che in questi mesi ha trovato la ferma opposizione dei territori con la mobilitazione di migliaia di persone. Conclusi i termini per la presentazione delle osservazioni, la società Ferriere Wind S.r.l. “rompe il silenzio”, dopo aver declinato l’invito a partecipare all’assemblea pubblica di Santo Stefano d’Aveto dello scorso febbraio. Attraverso una corposa relazione di controdeduzione firmata da Stantec S.p.A., il proponente ha risposto a una parte delle contestazioni depositate al ministero dell’Ambiente, cercando di risolvere i dubbi sulla sostenibilità del progetto che, ricordiamo, prevede sette aerogeneratori sullo spartiacque tra le valli Nure e Aveto.

Il “filtro” temporale: escluse le critiche dei comuni

Il documento si apre con un “ma”: la società ha scelto di rispondere solo alle osservazioni pubblicate sul portale del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica fino al 21 febbraio 2026, di fatto escludendo tutte le osservazioni fatte dagli enti territoriali, la cui pubblicazione sul sito del Mase è iniziata solo dopo il 26 febbraio, nonostante alcune di queste fossero state consegnate  in precedenza, come nel caso del plico di controdeduzioni messo a punto dall’amministrazione civica di Santo Stefano, protocollato il 16 febbraio ma pubblicato on line solo dieci giorno dopo.

“In ogni caso – si legge nella documentazione – il Proponente, in spirito di leale collaborazione con l’Amministrazione procedente e con tutti i soggetti che hanno preso parte alla fase partecipativa del procedimento, accoglie con favore il contributo conoscitivo derivante dalle osservazioni presentate e conferma la propria piena disponibilità a fornire chiarimenti e approfondimenti utili allo svolgimento dell’istruttoria”.

Una “taglio” significativo perché di fatto non risponde alle principali osservazioni istituzionali dei due comuni interessati che avevano parlato apertamente di incompatibilità con le norme di tutela oggi vigenti.  Nelle sue osservazioni, il Comune di Santo Stefano d’Aveto aveva contestato duramente la compatibilità del progetto con le norme di tutela del PTPR ligure, rilevando come le opere previste violino i principi di conservazione del paesaggio montano, soprattutto per quanto riguarda i sentieri tra il il Passo della Crociglia e il Monte Bue, sentieri dall’alto valore escorsionistico che verrebbero declassati ad arterie carrabili stabili per permettere il transito dei mezzi pesanti necessari alla manutenzione delle turbine.

Anche il comune di Ferriere ha eccepito la compatibilità dell’opera che le norme di tutela del suolo e con gli obiettivi di pianificazione territoriale.  Nel documento, quindi, l’azienda risponde “solo” alle prime 262 osservazioni arrivate al ministero sostanzialmente da privati cittadini, su le oltre 1300 oggi pubblicate, ed escludendo le 15 qualificate prodotte da comuni, provincie, enti parco e associazioni.

La sfida dell’altitudine: “Sopra i 1200 metri per massima efficienza”

Uno dei nodi principali riportato nelle osservazioni prese in considerazione riguardava il limite dei 1200 metri di quota previsto dai piani paesaggistici. Su questo l’azienda non arretra, sostenendo che la costruzione a quote elevate sia una scelta tecnica consentita per intercettare il vento migliore.

“In particolare – si legge nella documentazione – la pianificazione regionale consente l’installazione di impianti eolici nelle aree del sistema dei crinali e del sistema collinare ad altezze superiori ai 1200 metri (art. 9, comma 5, del PTPR), qualora tali impianti garantiscano una produttività non inferiore a 1800 ore annue equivalenti di funzionamento alla piena potenza nominale”. Secondo le controdeduzioni, il sito di Ferriere sarebbe tra i più produttivi della provincia di Piacenza, garantendo quindi una resa superiore alle 1800 ore annue equivalenti richieste dalle normative regionali. In sostanza, per la ditta, l’alta produttività dell’impianto giustificherebbe la deroga ai limiti di altitudine, rendendo l’area “idonea” alla produzione energetica.

Il caso monte Crociglia e le foto “mancanti”

Una delle principali osservazioni portate dai cittadini è il completo stravolgimento del crinale del monte Crociglia, montagna simbolo del territorio, la cui “trasformazione” però non compare nelle fotosimulazioni allegate al progetto. Sul tema la società difende la propria metodologia: Ferriere Wind precisa, infatti, che i punti di ripresa sono stati scelti per essere “rappresentativi” su scala vasta. Per l’azienda, le mappe di intervisibilità allegate ai documenti sarebbero sufficienti a valutare quante pale vedrebbe un escursionista dalla cima, definendo tali mappe come “estremamente conservative” poiché basate solo sull’altimetria del terreno.

“Relativamente ai fotoinserimenti richiesti in prossimità dell’impianto sulla vetta del Monte Crociglia – si legge testualmente nel documento – va detto che essi presenterebbero un limitato valore informativo ai fini dell’analisi dell’impatto paesaggistico, in quanto fornirebbero caratteristiche visive non globalmente rappresentative della percezione territoriale dell’impianto eolico, bensì solo di una parte molto limitata di esso e ad una condizione di ripresa in cui l’elemento rappresentato dall’aerogeneratore risulterebbe predominante nell’immagine, di fatto rendendo minoritaria la componente di paesaggio. L’impatto visivo risulta infatti correttamente valutabile principalmente da punti di osservazione significativi a scala territoriale, quali centri abitati, punti panoramici o infrastrutture viarie. Si ritiene, quindi, di bassa utilità la realizzazione di tali fotoinserimenti”.

Cantieri e viabilità: “Strade reversibili”

Anche l’impatto dei mezzi pesanti e l’adeguamento della viabilità sono stati uno degli elementi maggiormente criticati nelle osservazioni e anche su questo il documento commissionato da Ferriere Wind s.r.l. replica. La ditta, infatti, assicura che il progetto ricalcherà percorsi e strade forestali già esistenti. Gli allargamenti necessari per il transito delle pale, alte complessivamente 180 metri, sarebbero temporanei: la relazione garantisce che, una volta conclusi i lavori, le superfici verranno rinverdite.  L’intero impianto viene definito come un’opera “reversibile”: dopo 35 anni, è previsto lo smantellamento e il ripristino dei luoghi.

Le ricadute socio-economiche

Le osservazioni prese in considerazione hanno messo l’accento sul rischio di un forte ridimensionamento delle attività pastorali e delle tradizioni secolari. Il timore diffuso è che l’occupazione dei terreni e la presenza fisica delle turbine possano allontanare gli escursionisti e interferire con le celebrazioni presso la statua dell’arcangelo Raffaele sul monte Crociglia. Secondo l’azienda, però, di fatto l’occupazione del suolo riguarderà circa il 10% delle particelle catastali interessate.

Per quanto riguarda il possibile impatto negativo del turismo montano, la relazione cita due studi internazionali di casi considerati simili in Portogallo e Scozia, secondo i quali la presenza di parchi eolici non influirebbe in modo significativo sulla scelta delle mete montane. “Andrebbe comunque fatto notare che la realizzazione dell’impianto garantirebbe un più semplice accesso al Crociglia ed una migliore fruizione della zona – si legge in aggiunta – Ciò appare qualcosa che possa invece incentivare l’affluenza dei turisti al sito e, di conseguenza, la nascita di ulteriori attività ricettive. Inoltre, la realizzazione del cavidotto e la necessità di adattamento temporaneo delle strade per il trasporto delle componenti degli aerogeneratori permetteranno di ripristinare lo stato di fatto delle strade dei comuni interessati dal progetto che ad oggi vertono in condizioni critiche per la sicurezza stradale di cittadini e visitatori”. Secondo il proponente del progetto, la presenza di nuove strade e il ripristino di quelle già esistente aumenterebbe la possibilità di accesso anche per eventuali soccorsi in quota.

L’impatto occupazionale sulla comunità locale

Infine, il documento difende la stima relativa ai 15 posti di lavoro previsti durante il ciclo di vita dell’impianto, contestata in diverse osservazioni. Attraverso calcoli basati su standard internazionali di manutenzione per ogni megawatt installato, il proponente prevede la presenza costante di circa tre lavoratori attivi. “Il valor medio […] è quindi pari a circa 3 lavoratori attivi in contemporanea. Nell’arco della vita utile dell’impianto pari a circa 35 anni, verrebbero quindi assunti 15 lavoratori se vi fossero 5 ricambi completi della squadra di lavoratori, ovvero circa 1 ricambio completo ogni 7 anni. Considerando che alcuni lavoratori potrebbero voler cambiare attività o che siano prossimi al termine della loro carriera, tale condizione appare ampiamente verosimile – si legge nella relazione – Si aggiunge che, essendo il numero medio di componenti per famiglia in Italia pari a 2,3, il beneficio economico delle suddette assunzioni lavorative ricadrebbe su quasi 35 persone. Il Comune di Ferriere, ad Ottobre 2025 contava 1084 abitanti. Ipotizzando che il numero di abitanti rimanga circa costante negli anni, in percentuale ciò corrisponde a più del 3% della popolazione

 

In questo documento quindi sono state messe nero su bianco alcune giustificazioni tecniche, posticipando però il confronto con i temi sollevati da enti e comuni che dovranno essere tenuti in conto dai tecnici del ministero, al lavoro sulla valutazione del progetto. La partita, ad oggi, quindi resta ancora aperta, e se dal territori il niet appare compatto, ad oggi la partita resta aperta.

Le reazioni

“Prendiamo atto che l’impresa, oltre a non averci coinvolti prima della presentazione del progetto e ad aver rifiutato di partecipare al confronto pubblico organizzato presso il nostro comune dopo la presentazione del progetto, non ha ancora controdedotto alle nostre osservazioni – ha commentato il sindaco facente funzioni di Santo Stefano d’Aveto Mattia Crucioli – Continuiamo tuttavia a credere che possa ravvedersi e che voglia accettare il confronto, a cui noi ribadiamo di essere aperti, nel tentativo di contemperare gli interessi di tutti. Crediamo infatti sia possibile individuare insieme un luogo e una taglia di impianto che siano compatibili con l’ambiente e le esigenze del territorio e che si possano concordare reali ricadute benefiche per la cittadinanza. Se l’impresa è disponibile a rivedere saggiamente il progetto, la invitiamo volentieri ad un incontro presso il nostro comune”.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »