Cultura

Paramount contro Netflix: perché l’acquisizione di Warner Bros. potrebbe essere illegale

Nel mondo delle fusioni miliardarie di Hollywood, raramente si assiste a una battaglia così accanita come quella che si sta consumando attorno a Warner Bros. Discovery. Da una parte Netflix, che ha siglato un accordo da 82,7 miliardi di dollari per acquisire uno dei più iconici studios cinematografici al mondo. Dall’altra Paramount, che dopo otto rifiuti consecutivi non si arrende e ha deciso di alzare il tiro con un’arma legale che potrebbe cambiare le carte in tavola: una lettera formale ai legislatori americani in cui definisce l’accordo Netflix-WBD “presuntivamente illegale“.

La mossa di Paramount arriva in un momento cruciale, mentre il Congresso degli Stati Uniti sta esaminando attentamente il mercato dello streaming e le sue dinamiche monopolistiche. Makan Delrahim, chief legal officer di Paramount, non ha usato mezzi termini nel documento depositato presso la sottocommissione antitrust della Camera dei Rappresentanti. Secondo Delrahim, permettere a Netflix di acquisire Warner Bros. Discovery significherebbe consolidare una “dominanza nello streaming video on demand” che nessun regolatore serio dovrebbe accettare.

La questione non è solo una disputa tra giganti dell’entertainment, ma tocca il cuore stesso di come definiamo il mercato dello streaming. Nella sua lettera, Delrahim ha criticato duramente la definizione ampia del mercato streaming adottata per giustificare la fusione, definendola “torturata e assurda“. Il punto più controverso riguarda l’equiparazione tra contenuti premium prodotti professionalmente, come quelli di HBO Max o Netflix, e video gratuiti generati dagli utenti su piattaforme come YouTube e TikTok. “Questo è ciò che alcuni chiamano ‘antitrust psichedelico’“, ha scritto Delrahim, “non ha alcun fondamento nella realtà di mercato o legale“.

La decisione di Warner Bros. di preferire Netflix a Paramount solleva interrogativi strategici importanti. Netflix porta con sé una piattaforma globale consolidata con oltre 260 milioni di abbonati, una capacità di distribuzione immediata e un algoritmo raffinato per massimizzare la visibilità dei contenuti. Paramount, d’altra parte, offriva più denaro ma una piattaforma streaming, Paramount Plus, ancora in fase di crescita e lontana dalla penetrazione di mercato del rivale.

La questione antitrust non è un dettaglio tecnico, ma potrebbe avere conseguenze concrete per tutti noi che consumiamo contenuti in streaming. Se Netflix acquisisse Warner Bros. Discovery, controllerebbe un catalogo sterminato che include HBO, Discovery Channel, Warner Bros. Pictures, DC Comics, Cartoon Network e molto altro. Si parla di migliaia di film, serie iconiche come Game of Thrones e Friends, franchise cinematografici come Harry Potter e DC Universe, documentari naturalistici di Discovery. Una concentrazione di contenuti premium senza precedenti nella storia dell’entertainment digitale.

I critici dell’accordo temono che questa fusione possa creare un player talmente dominante da soffocare la concorrenza e limitare le scelte dei consumatori. Con meno competizione, le pressioni per mantenere prezzi accessibili si riducono, mentre aumenta il rischio di pratiche commerciali aggressive come il bundling forzato o l’aumento indiscriminato dei costi di abbonamento. Non è fantascienza: è esattamente ciò che accadde quando la tv via cavo consolidò il mercato decenni fa.

La definizione stessa di “mercato rilevante” è al centro del dibattito legale. Netflix e i suoi sostenitori affermano che lo streaming competa con un ecosistema vastissimo che include televisione tradizionale, cinema, YouTube, TikTok e persino videogiochi, per il tempo e l’attenzione degli utenti. In questa visione allargata, anche una Netflix potenziata da Warner Bros. sarebbe solo uno dei tanti player in competizione per gli occhi degli spettatori.

Paramount ribatte che questa definizione è volutamente nebulosa e serve a mascherare la realtà: lo streaming premium di contenuti professionali è un mercato distinto, con barriere all’ingresso altissime e pochi competitor reali. Paragonare una produzione HBO da milioni di dollari per episodio con un video di TikTok girato con lo smartphone, secondo questa prospettiva, è intellettualmente disonesto e serve solo a giustificare una concentrazione di potere pericolosa.

La lettera di Paramount arriva in un momento particolarmente delicato per l’amministrazione americana, che negli ultimi anni ha mostrato crescente preoccupazione per il potere delle big tech e dei giganti dell’entertainment. Le audizioni congressuali sul mercato dello streaming sono già in corso, e la questione Warner Bros. è diventata un caso di studio centrale. La pressione pubblica, le testimonianze di filmmaker preoccupati per la riduzione delle opportunità di distribuzione, e ora l’intervento formale di Paramount potrebbero spingere i regolatori ad un esame più approfondito dell’accordo.

Netflix, dal canto suo, ha scelto il silenzio stampa strategico. Nessun commento ufficiale è arrivato dalla compagnia di Los Gatos in risposta alle accuse di Paramount. Una tattica comprensibile: in situazioni così delicate, ogni parola può essere usata contro in sede legale o regolatoria. Meglio lasciare che gli avvocati e i documenti ufficiali parlino, evitando dichiarazioni pubbliche che potrebbero complicare un’operazione già sotto scrutinio.

Per Warner Bros. Discovery, la situazione è complessa. L’azienda è nata dalla fusione tra WarnerMedia e Discovery nel 2022, un’operazione che aveva già sollevato dubbi antitrust ma era stata approvata. Da allora, WBD ha affrontato un carico debitorio pesante e la sfida di integrare due culture aziendali molto diverse. L’accordo con Netflix rappresenterebbe una soluzione pulita: capitale fresco, riduzione del debito, e l’accesso immediato alla più grande piattaforma streaming del pianeta.

Il risultato di questa battaglia legale e politica potrebbe ridefinire il panorama dell’entertainment per i prossimi decenni. Se l’intervento di Paramount dovesse portare a un blocco regolatorio dell’accordo Netflix-WBD, si aprirebbe un nuovo capitolo con esiti imprevedibili. Warner Bros. potrebbe tornare al tavolo delle trattative con Paramount, oppure cercare altri pretendenti. Amazon, Apple, persino giganti dei media tradizionali come Comcast potrebbero farsi avanti con proposte alternative.

La risposta arriverà nei prossimi mesi, quando le commissioni congressuali emetteranno le loro valutazioni e le autorità regolatorie prenderanno posizione. Nel frattempo, Paramount continua ad attendere, sperando che la sua lettera “esplosiva” sia sufficiente ad aprire un dibattito serio e a mettere in discussione un accordo che considera non solo svantaggioso per sé, ma pericoloso per l’intero ecosistema dell’entertainment digitale. Una battaglia che, qualunque sia il suo esito, ha già messo in luce le tensioni profonde di un’industria in trasformazione radicale.




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