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Paralimpiadi, Ipc: «Russi e bielorussi come tutti gli altri, non politicizziamo»

«Più del boicottaggio mi preoccupa chi usa questo momento come pretesto per politicizzare le Paralimpiadi». Così Andrew Parsons, il presidente dell’Ioc – il Comitato paralimpico internazionale – risponde al Sole 24 ORE in merito al timore che la decisione del Ipc di ammettere a Milano Cortina 2026 gli atleti russi e bielorussi con divise, inni e bandiere, possa distogliere l’attenzione dalle imprese sportive degli atleti, vista la polemica sollevata da quersta scelta.

A una manciata di giorni dall’avvio dei Giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026, e a poche ore dall’arrivo in Italia della fiamma, continua a far discutere la decisione del Comitato Paralimpico internazionale di ammettere a gareggiare sei atleti russi e quattro bielorussi che potranno vestire i colori delle rispettive nazioni. Dopo l’Ucraina anche la Repubblica Ceca, l’Estonia e la Polonia hanno deciso di boicottare la cerimonia di apertura, il 6 marzo all’Arena di Verona. «Ce ne dispiace, ma rispettiamo e accettiamo le loro decisioni», commenta Parsons. Dopo l’annullamento della conferenza stampa di venerdì scorso, Parsons ha rotto il silenzio sulla querelle a margine dell’evento “Passione senza limiti”, alla Torre Allianz di Milano, per celebrare il ventennale della partnership tra il partner assicurativo e il Comitato paralimpico internazionale.

«L’Assemblea Generale dell’Ipc ha deciso a settembre di revocare la sospensione degli atleti russi e bielorussi. Questo significa che devono essere trattati come qualunque altro atleta», ribadisce il dirigente sportivo brasiliano, al suo terzo mandato alla guida del Comitato. Parla di una decisione presa a maggioranza da un organo democratico, che quindi non è suo dovere condividere ma implementare. Per questo «non c’è modo legale per impedire ad atleti russi e bielorussi di partecipare», dice, «questa decisione non può essere annullata né dal consiglio né da me». Una mossa che non ha convinto il governo italiano – i ministri Tajani e Abodi si sono detti esplicitamente contrari – né tantomeno il Cio. «Siamo organizzazioni differenti, ciascuna con i propri organismi, e talvolta prendiamo decisioni diverse. È già successo in passato, non c’è nessuna conseguenza nei nostri rapporti, che restano di dialogo e di rispetto», assicura Parsons. «Lavoriamo per ridurre al minimo l’impatto sulle Paralimpiadi di queste differenti posizioni, anche per proteggere gli atleti, che devono poter competere nel miglior ambiente possibile», è la speranza del presidente Ioc.

A chi gli chiede se può confermare che alcuni degli atleti russi ammessi a gareggiare erano soldati, risponde di no: «Non lo so. Non chiediamo a qualcuno se è stato soldato, guardiamo alle sue capacità di sportivo. In ogni caso, ricorda il presidente, «l’esperienza di Sir Ludwig Guttmann» – il primo a organizzare Giochi per persone con disabilità, nel 1948 a Stoke Mandeville – «nasce proprio da lì, dalla riabilitazione dei soldati rimasti disabili al fronte», che altrimenti venivano abbandonati a morire.

Paralimpiadi 2026, Parsons: “Evitare politicizzazione”

Il suo timore è che la decisione – che ha scatenato dibattito pubblico di recente, ma risale a settembre 2025 – venga utilizzata come pretesto per politicizzare l’evento, quando tante persone che ora annunciano il boicottaggio avrebbero già deciso da tempo di non presenziare all’Apertura. «La Repubblica Ceca, ad esempio, già a dicembre ci ha avvertito che non avrebbe partecipato, per concentrarsi sulla preparazione atletica degli atleti», chiosa Parsons.


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