«Papà mi ha insegnato il coraggio del fare»
Il conferimento del Sigillo di Ateneo dell’Università di Urbino è davvero speciale per Veronica Berti Bocelli giovedì 26 marzo alle 11.30. Anconetana, manager, vicepresidente della Andrea Bocelli Foundation e figura centrale nella costruzione di progetti culturali e solidali, Veronica è protagonista di una lectio magistralis dedicata al “coraggio del fare”.
Che significato ha per lei ricevere il Sigillo di Ateneo da parte dell’Università di Urbino?
«E’ un importante riconoscimento che ha per me un significato profondamente personale. È la mia terra, la mia patria, il luogo dove mi sono formata non solo dal punto di vista accademico ma anche umano. Tornarci, in una veste diversa, e sentire di poter essere in qualche modo di supporto, di esempio o semplicemente di stimolo per i giovani, è un’emozione autentica. È come chiudere un cerchio e, allo stesso tempo, aprirne uno nuovo, in cui l’esperienza maturata può essere messa al servizio degli altri».
La motivazione del premio richiama il “servizio al bene”: cosa significa oggi, concretamente, questa espressione?
«Credo che il “servizio al bene” parta da una consapevolezza molto semplice: noi siamo nati e cresciuti in una parte fortunata del mondo, e già questo ci mette nella condizione di poter essere utili.
Ognuno di noi, nel proprio piccolo, lo è. E non è vero che serve essere benestanti. La cosa più preziosa che abbiamo è il tempo, ed è proprio da lì che si può iniziare: dedicando attenzione, energie, ascolto. Non servono necessariamente grandi gesti, ma una disponibilità concreta e quotidiana a mettersi al servizio degli altri. È questo, per me, oggi, il significato più autentico del fare il bene».
Il titolo della sua lectio magistralis è “Il coraggio del fare”: quando ha capito che sarebbe diventato un principio guida della sua vita?
«Direi da subito. È un insegnamento che mi porto dietro fin da bambina, grazie a mio padre, che in modo molto semplice mi metteva sempre davanti a una scelta: “da che parte vuoi stare?”. È una domanda che, in fondo, possiamo farci ogni giorno, perché ogni giorno abbiamo la possibilità di decidere come agire. Il “coraggio del fare” per me è anche questo: non restare fermi quando le cose non vanno come previsto. Non credo nel piano B inteso come alternativa di riserva, ma nella capacità di costruire ogni volta un nuovo piano A, quando quello iniziale non è più realizzabile. È un approccio che richiede flessibilità, determinazione e una certa dose di fiducia, ma che alla fine permette di andare avanti in modo autentico».
Come vicepresidente della Andrea Bocelli Foundation, quali sono le sfide più urgenti che affrontate oggi?
«Le sfide sono davvero tante, al punto che sarebbe difficile sceglierne una sola. Operando in contesti diversi e spesso fragili, ci troviamo anche a dover fare i conti con situazioni imprevedibili: abbiamo persino progetti sospesi a causa dei conflitti in corso. Questo dà la misura di quanto il contesto globale incida concretamente anche sul lavoro quotidiano di una fondazione. La risposta più immediata, forse anche la più semplice, è che vorrei la pace. E non solo in senso astratto o geopolitico, ma a partire dalle nostre famiglie, dalle comunità, dai rapporti più vicini. Perché è lì che si costruiscono le basi di tutto. Senza quella, diventa difficile immaginare qualsiasi forma di sviluppo o di aiuto duraturo».



