Società

Paolo Crepet lancia l’allarme: intelligenza artificiale fuori controllo e l’ipocrisia sui bambini “rimbecilliti” dagli schermi

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet esprime profonda preoccupazione per l’impatto della tecnologia digitale e dell’intelligenza artificiale sulle nuove generazioni.

Durante un suo intervento televisivo nella trasmissione “In onda”, infatti, ha criticato l’atteggiamento della società di fronte a un’innovazione che sembra sfuggire al nostro controllo, sottolineando poi come la realtà dei bambini di oggi sia ben diversa dall’immagine idealizzata che spesso viene proposta.

L’intelligenza artificiale e gli allarmi dei tecnocrati

Crepet evidenzia un paradosso inquietante legato a chi ha sviluppato questi strumenti tecnologici. Il problema non risiede solo nello strumento in sé, ma nella rassegnazione dei suoi stessi creatori di fronte alle conseguenze. A questo proposito, lo studioso ha sottolineato: “Io credo che quello che sta accadendo con la tecnologia digitale, con l’intelligenza artificiale, se non riusciamo a controllarla e non so se riusciamo a controllarlo perché poi chi l’ha fatta dice che ci sono degli effetti collaterali che però non si può far nulla”.

La preoccupazione cresce considerando che l’allarme parte proprio dall’interno del mondo tech, da coloro che hanno generato questa rivoluzione. Aggiunge infatti: “È interessante, no? Cioè che chi l’ha fatta, i tecnocrati pluri miliardari adesso dicono che effettivamente ci sono dei problemi”.

Il diritto all’espressione negato ai bambini

Riflettendo sulla condizione attuale dell’infanzia, Crepet richiama il pensiero di Mario Lodi, definito il più grande maestro rivoluzionario del dopoguerra. Lodi si interrogava sull’applicazione dell’articolo costituzionale sulla libertà d’espressione anche ai più piccoli.

Oggi, secondo lo psichiatra, questo diritto fondamentale sembra essere fortemente compromesso dall’uso massiccio dei dispositivi digitali. Analizzando questo cambiamento radicale, Crepet si chiede in modo provocatorio: “Oggi cosa diremmo? I bambini hanno diritto all’espressione, siamo sicuri? No”.

“L’ipocrisia delle istituzioni” e la dipendenza dagli schermi

Per dimostrare la netta sconnessione tra la narrazione pubblica e la realtà, Crepet racconta un aneddoto riguardante la visita di una principessa Kate a Reggio Children, noto centro educativo di Reggio Emilia. In quell’occasione, sono stati mostrati alla principessa dei bambini intenti a disegnare in modo tradizionale con dei pennarelli colorati. Lo psichiatra definisce questa immagine una messa in scena, evidenziando la perdita della manualità nei giovani: “È un’ipocrisia totale. È una pantomima perché i bambini stanno sui cellulari, stanno sugli schermi, non stanno con le mani, non stanno più neanche a scrivere”. Lo psichiatra conclude la sua denuncia con un’immagine molto dura: “In realtà in quell’asilo la cosa bella è proprio che stanno con i lapis e per quello glieli hanno fatti vedere, proprio perché è un modello che andrebbe copiato, esportato per capire che non sono andati a vedere i bambini rimbecilliti con gli schermi”.


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