Pace e forza militare: le parole della Premier Meloni sfidano la Costituzione?
La visione della pace basata sulla forza militare della Premier Meloni contrasta con i principi diplomatici e democratici della Costituzione.
La Presidente del Consiglio italiana qualche settimana fa, a ridosso delle festività, si è aggiunta al coro di auguri e buoni propositi natalizi pronunciando, durante un incontro con i soldati italiani, delle frasi che riassumono la sua visione della pace. Di lei che, orgogliosamente, si presenta ad alta voce come donna e madre, cattolica, italiana, legata alle migliori tradizioni del nostro paese. In sintesi, così come risulta dal video disponibile su vari siti e da quanto riportato su alcuni organi di stampa ed anche dalla Rai, le sue parole possono essere così sintetizzate: «La pace è frutto della forza e dell’equilibrio tra le potenze. Le buone intenzioni valgono, ma conta soprattutto la forza e la credibilità degli eserciti.
Questo è pragmatismo non bellicismo». A prima vista, si potrebbe osservare: pur in un contesto militare, che strano modo ha scelto la Premier per fare gli auguri, a poche ore dalla festa universale della pace e della fratellanza; è stata quanto meno intempestiva, ed è una cosa davvero strana per una professionista della politica del suo calibro, alla quale tutti riconoscono indubbie doti di scaltrezza.
FORZA MILITARE E LA PREMIER MELONI, LE REAZIONI POLITICHE: TRA ACCUSE DI AUTORITARISMO E CONSENSO
I suoi oppositori potrebbero invece commentare: «proprio l’intempestività mostra che le sue parole sono frutto del legame, mai veramente rescisso, con la sua cultura di provenienza, di marca autoritaria». I fans della Premier, al contrario, diranno entusiasti: «questo sì che è parlare, non se ne può più del pacifismo di comodo mentre il mondo brucia. Meglio armarci ed essere forti sul piano militare, si chiama deterrenza, il resto è retorica».
Un osservatore più riflessivo può segnalare che le affermazioni della Meloni si collocano, comunque le si valuti, al di fuori dello spirito con il quale i padri fondatori della Repubblica Italiana, democratica e antifascista, hanno elaborato e scritto la Costituzione italiana, fino a prova contraria tuttora vigente e vincolante.
LA PREMIER MELONI, LO SPIRITO COSTITUZIONALE E IL RUOLO DELLA FORZA MILITARE
In quel testo è evidente che la pace per la quale l’Italia è impegnata sul piano internazionale e si batte ovunque, dopo la tragica e fallimentare guerra voluta dal nazifascismo, vede la collaborazione pacifica tra i popoli, la lotta contro la miseria e l’ingiustizia, la ricerca paziente del confronto e dell’intesa, il dialogo diplomatico come le vie maestre da percorrere per risolvere i conflitti prima che esplodano, e per interrompere le guerre in corso. Infatti il testo costituzionale intende le forze armate, di cui abbiamo certamente bisogno al pari di ogni altro Stato indipendente, come presidio a difesa della patria, della democrazia e dei suoi valori, contro i loro nemici esterni ed interni, e non come dimostrazione di una potenza intimidatrice.
IL CONFLITTO CON LA DOTTRINA CATTOLICA E IL RISCHIO DI FALLIMENTO EUROPEO
La Meloni, con le sue affermazioni, rovescia la prospettiva dei costituenti: nella sua visione, infatti, le armi sono l’essenziale e i principi di pace costituiscono il corollario, dimostrando, peraltro, una completa ignoranza anche sulla riflessione cattolica postconciliare e sul legame intrinseco tra violenza, guerra e disuguaglianza, che danneggia sempre i poveri e gli ultimi, denunciato sempre dalla Chiesa. Sono i sostenitori della corsa al riarmo i veri nemici della pace e del Natale, dell’Italia, delle donne, dei cattolici e di tutte le persone di buona volontà ed è su questo terreno che l’Europa, non soltanto l’Italia, mostrerà di esistere o di fallire di fronte alle prepotenze neofeudali e neocoloniali di questi anni, da qualunque parte esse provengano.
L’OMBRA DEL MODELLO AMERICANO E LE MINACCE ALLA PACE MONDIALE
Intanto, a conclusione delle feste, mentre prosegue la guerra russa contro l’Ucraina e a Gaza si continua ancora a morire, abbiamo ricevuto l’augurio per l’Epifania rivolto da Trump al mondo intero.
L’aspirante americano al Nobel per la Pace, novello Re Magio, sia con l’intervento armato in Venezuela (che, come ha scritto il New York Times, non è stato “né giusto né saggio”, perché ha violato i più elementari principi del diritto internazionale e rischia di alimentare una corsa all’aggressione di paesi più deboli, favorendo così nuove guerre), sia con le minacce ripetute di azioni militari contro la Groenlandia, il Messico, la Bolivia ecc., ha messo ben in chiaro (non a caso, con l’appoggio esplicito della nostra Premier e le critiche “svogliate” di Putin, che è esperto di aggressioni “benedette dal cielo” ad altri paesi), le concezioni della pace e del Cristianesimo con cui questi personaggi politici accompagnano i loro auguri ai popoli del mondo, all’inizio di questo nuovo anno.
* Antonio Costabile Docente Unical
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