Pacchetti sicurezza, Sottani: «Reazioni impulsive che non incidono su cause profonde»
I cosiddetti pacchetti sicurezza che «ciclicamente vengono approvati e annunciati rappresentano la testimonianza più chiara della difficoltà di affrontare i problemi nella loro complessità. Si tratta di reazioni al malessere sociale spesso impulsive, non sempre rispettose dei canoni minimi di coerenza, ragionevolezza e razionalità giuridica». Così sabato il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani nel suo intervento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Umbria.
Reazioni impulsive Secondo il procuratore, queste misure, pur legittime, finiscono per essere reazioni impulsive e frammentarie che non risolvono le cause profonde della criminalità, mentre il diritto penale si complica per le garanzie sofisticate a beneficio dei soggetti più forti, determinando un «diritto penale dell’insicurezza, ricco di raffinate tutele difensive per “i privilegiati”, rigorosamente inflessibile per “gli esclusi”».
Sovranità e limiti Nel suo discorso, Sottani ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra sovranità popolare e limiti costituzionali, citando «quel pericoloso precedente di quasi duemila anni fa, con la pubblica condanna alla crocefissione», e sottolineando come in Italia permanga «l’intolleranza verso i controlli, la paura della firma, il desiderio delle “mani libere”, ma senza le verifiche esterne resterebbero solo l’”amichettismo” e il familismo amorale». Il procuratore ha poi evidenziato come in Umbria sia in aumento la criminalità di vario genere: «Emerge il dato allarmante della recrudescenza di reati quali il traffico di droga, violenza di genere nonché furti in abitazione, oltre ad un diffuso aumento delle condotte violente “da strada”».
Giovani Particolare preoccupazione è stata espressa per la violenza tra i giovani, spesso legata all’uso di armi e alla diffusione del bullismo online. Sottani ha ricordato gli «esiti tragici» di alcuni episodi, come l’omicidio di un ventitreenne avvenuto lo scorso ottobre nel parcheggio dell’Università di Perugia, e il suicidio del diciannovenne Andrea Prospero un anno fa. Il procuratore ha sottolineato l’importanza di percorsi educativi e di supporto psicologico e ha annunciato che la Procura generale collabora con l’Università di Perugia per analizzare i processi penali che coinvolgono minorenni, allo scopo di comprendere «le dinamiche criminali, le collocazioni territoriali, le motivazioni sociali, i contesti ambientali e le caratteristiche personologiche».
Bulimia del crime Sottani ha inoltre denunciato la tendenza alla spettacolarizzazione della cronaca giudiziaria, parlando di «una sorta di bulimia del crime» e di «un’ossessione per il fatto di cronaca, un’ansia collettiva di spettacolarizzazione del processo penale». Ha ricordato l’importanza di strumenti come i due osservatori creati dalla Procura sul linguaggio degli atti giudiziari e sull’informazione giudiziaria, e ha sottolineato il ruolo centrale della tecnologia per una giustizia efficiente. Al contempo, ha richiamato i valori costituzionali, affermando che «la magistratura non è una entità amorfa e monolitica» e rivendicando che «l’autonomia e l’indipendenza della magistratura non sono un privilegio di categoria, ma un caposaldo di democrazia».
Proietti La cerimonia ha visto la partecipazione della presidente della Regione, Stefania Proietti, che ha evidenziato come «la carenza di organico e le criticità organizzative non sono numeri astratti, ma incidono sulla vita delle persone, delle imprese, delle comunità». Proietti ha ribadito la disponibilità della Regione a collaborare per rafforzare la giustizia sul territorio, sottolineando la necessità di investimenti stabili su personale, strutture e innovazione, in linea con gli obiettivi del Pnrr, e affermando che «rafforzare gli uffici significa rafforzare la sicurezza, la tutela delle vittime e la fiducia nelle istituzioni». La cerimonia si è svolta nell’aula Goretti della Corte d’appello di Perugia, alla presenza di numerose autorità istituzionali e rappresentanti del mondo della giustizia e delle professioni.
Verini Tra i presenti anche il senatore del Pd Walter Verini, che ha confermato come la durata dei processi, la mancanza di magistrati e personale di cancelleria, la stabilizzazione dei precari e i ritardi sulla digitalizzazione siano tra i problemi principali della giustizia in Umbria. Verini ha denunciato il populismo del governo sui temi della sicurezza e il mancato intervento sulla drammatica emergenza carceraria, parlando di «un attacco all’indipendenza della magistratura, al sistema dei controlli, colpendone l’autonomia, avvelenando il clima, facendo della magistratura l’obiettivo di una guerra politica». Secondo il senatore, dalle relazioni e dagli interventi all’apertura dell’anno giudiziario «queste preoccupazioni sono emerse con grande nettezza».
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