ospedali in tilt con il nuovo software
ANCONA – Uno straordinario creatore di labirinti come la figura mitologica di cui porta il nome. Peccato che, in questo caso, il labirintico approccio calato sulla gestione dei sistemi informatici sanitari stia mandando gli ospedali in tilt. Parliamo del nuovo software ospedaliero e diagnostico introdotto nelle Marche in via sperimentale nell’estate del 2025 e ribattezzato dagli operatori sanitari Dedalus, dal nome della società che fornisce queste soluzioni digitali anche in altre regioni italiane.
Una misura, quella finalizzata alla digitalizzazione dei Dea (Dipartimenti di emergenza e accettazione) di I e II livello, finanziata dal Pnrr (Missione 6 Componente 2) per «il miglioramento del livello di digitalizzazione dell’assistenza sanitaria ed il miglioramento della qualità dei processi, garantendo la sicurezza dei pazienti e l’erogazione di servizi di alta qualità», spiega il Piano.

Dalla teoria alla pratica
Un obiettivo sacrosanto, nel terzo millennio, ma nel passaggio dalla teoria alla pratica qualcosa è andato storto. Dopo l’aggiudicazione dell’appalto da oltre 10 milioni di euro nel 2024, la sperimentazione del nuovo software viene avviata il 1° agosto 2025 nel pronto soccorso di Camerino: il programma va adattato, limato e modellato sulle caratteristiche del sistema sanitario marchigiano, quindi si parte da un ospedale che ha un numero di accessi al front office gestibile. Tutto corretto.
Ma già in questo primo step, il software presenta criticità: rallentamenti nelle operazioni, blocchi improvvisi, dati cancellati. Triplicano i tempi di processazione. Tuttavia, ci può stare che in una sperimentazione appena avviata, qualcosa possa andare storto. Allora si va avanti: a metà settembre tocca al pronto soccorso di Senigallia, poi a quello di Fano e, infine, a quelli di Fermo e Ascoli.
Le tappe
Per la fine del 2025, tutte le Ast hanno il nuovo software installato nel pronto soccorso di un presidio ospedaliero.
Nel frattempo approda anche all’ospedale pediatrico Salesi, all’interno dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche. Ma in ognuno di essi si verificano le stesse difficoltà, con conseguenti ripercussioni sui pazienti – che vedono allungarsi i tempi di attesa anziché diminuire – e dei medici del pronto soccorso, già sottoposti ad uno stress allucinante nell’ordinario, che devono fare i conti con un sistema lento e farraginoso.
Dai reparti degli ospedali coinvolti nella sperimentazione iniziano ad arrivare segnalazioni di criticità all’indirizzo delle direzioni delle Ast: tra le più frequenti, l’instabilità delle piattaforme, le difficoltà di accesso alle cartelle cliniche, l’impossibilità di visualizzare correttamente le terapie e di consultare la documentazione sanitaria pregressa. Cosa che, inevitabilmente, finisce con l’impattare anche sull’appropriatezza delle cure ai pazienti. Di fronte a questi rischi, il malumore dei camici bianchi monta: ad Ascoli Piceno viene organizzata un’assemblea sindacale proprio per discutere di questo problema. E i Rup (responsabili unici del progetto) delle Ast scrivono anche alla Regione per chiedere quanto prima un intervento risolutivo, anche se ogni tentativo di implementazione fin qui non è andato a buon fine.
Le ragioni dell’intoppo
Le criticità derivano da un mix di due fattori: un software incompleto che va implementato e un’infrastruttura regionale di rete da potenziare, perché i problemi di velocità del sistema sono probabilmente legati anche a quello. Trattandosi di un progetto finanziato dal Pnrr, la digitalizzazione dei Dea deve coprire l’intero territorio marchigiano entro giugno 2026, ma sarebbe assurdo esportare, senza correttivi, un software che ha dato così tanti problemi.
E se è riuscito a mandare in tilt un pronto soccorso piccolo come quello di Camerino, figuriamoci l’effetto tsunami che avrebbe su quello di Torrette, chiamato a gestire fino a 200 accessi al giorno. Un labirinto informatico da cui ora i medici dei pronto soccorso chiedono a gran voce – e con toni perentori – di uscire.




