Economia

Ørsted taglia 2.000 posti di lavoro e punta sull’Europa


Ørsted, il maggiore sviluppatore mondiale di parchi eolici offshore, ha annunciato un piano di tagli per circa 2.000 posti di lavoro entro il 2027, pari a un quarto della forza lavoro complessiva. Un sacrificio necessario, secondo la multinazionale danese, per ridurre i costi e rifocalizzare il business sull’Europa, dopo le difficoltà incontrate sul mercato statunitense.

“È una conseguenza della nostra decisione di concentrare le attività e del fatto che stiamo completando il nostro ampio portafoglio di costruzioni, motivo per cui avremo bisogno di meno dipendenti”, ha dichiarato l’ad Rasmus Errboe.

Il ridimensionamento arriva in un momento complesso per l’eolico offshore americano. Negli ultimi mesi, il settore è stato colpito dalla strategia di “decoupling” dagli approvvigionamenti cinesi voluta da Washington, che ha rallentato i grandi progetti, aumentato i costi e scoraggiato gli investimenti stranieri.

Secondo le analisi di Rystad Energy, la nuova politica americana di riduzione delle dipendenze dalla Cina, unita alla fine di molti incentivi e alla pressione inflazionistica, ha avuto un effetto boomerang: gli investimenti nelle rinnovabili Usa sono crollati del 36% su base annua nei primi mesi del 2025.

Per Ørsted ed Equinor, i due principali sviluppatori europei attivi negli Stati Uniti, il 2025 è stato l’anno delle battute d’arresto: i progetti offshore a Rhode Island e New York hanno subito sospensioni temporanee dei lavori, poi solo parzialmente revocate. Anche il maxi-progetto Revolution Wind ha superato un blocco legale, ma la sua prosecuzione resta incerta.

Errboe ha precisato che “i tagli non sono legati a singoli progetti, ma alla necessità di razionalizzare le risorse dopo un decennio di forte espansione” e di rivedere la strategia globale alla luce delle nuove condizioni di mercato.

A complicare ulteriormente lo scenario, Ørsted ha dovuto far fronte all’aumento dei costi delle turbine, alla carenza di componenti e alle tensioni politiche interne agli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump ha più volte osteggiato i programmi federali a sostegno dell’eolico offshore.

Per rafforzare la propria posizione finanziaria, la società ha lanciato questa settimana un aumento di capitale da 9,42 miliardi di dollari, fortemente scontato, per consolidare il bilancio e coprire le spese dei progetti in corso.


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