«Oro meritatissimo, quando possiamo torniamo nelle Marche»

POLLENZA – C’è anche un pizzico di Marche, di Pollenza per l’esattezza, nella bellissima storia dell’olimpionica Francesca Lollobrigida. Accanto alla due volte campionessa, pattinatrice sul ghiaccio, medaglia d’oro e record olimpico, infatti, c’è il marito, il pollentino Matteo Angeletti, finito inevitabilmente sotto i riflettori in questi giorni per il ruolo silenzioso ma centrale nel tenere insieme famiglia, lavoro e quotidianità durante la lunga rincorsa al trionfo.
Il sogno
«Finalmente! Se lo meritava e lo rincorreva da anni» racconta al telefono proprio Angeletti, anche lui oro nazionale ed europeo, sempre di pattinaggio, ripensando all’istante della vittoria. Un risultato che, ammette, ha sorpreso anche la famiglia, soprattutto alla luce di una stagione complicata da una virosi che aveva compromesso gran parte della preparazione. «Per questo il risultato è stato una doppia sorpresa. Non ce lo aspettavamo così». Dietro la medaglia, spiega, c’è un percorso fatto di sacrifici continui: «Vivendo a Roma e non avendo il ghiaccio in città, lei sta fuori quasi 250 giorni l’anno. Con un bambino non è semplice». Un equilibrio costruito giorno dopo giorno, tra allenamenti, trasferte e impegni di lavoro (lui impiegato alla Camera dei Deputati, ndr.) senza mai perdere di vista le radici marchigiane. «Pollenza resta casa. I tempi sono quelli che sono, ma cogliamo ogni occasione buona per tornare». E proprio a Pollenza resta saldo il legame familiare, con i genitori di Matteo pronti a sostenere il figlio e la nuora campionessa soprattutto nella gestione del piccolo Tommaso.
Il padre
«Noi abbiamo vissuto la vittoria da casa, con una gioia enorme» racconta il padre Lorenzo, orgoglioso per un traguardo «fantastico» e per «una felicità grande per nostro figlio e per nostra nuora».
Un sostegno discreto ma concreto: «Siamo lontani però quando c’è bisogno andiamo a Roma e cerchiamo di dare una mano per quello che possiamo».
La mamma
Sulla stessa linea la madre, Giovannina Cardarelli: «Oro più che meritato, per il lavoro e i sacrifici che hanno fatto. Non è una vita facile, soprattutto con un bambino piccolo e tanti impegni». La famiglia segue ogni gara con partecipazione, tra messaggi e telefonate, consapevole di quanto impegno richieda una carriera sportiva di altissimo livello. «Eravamo tutti insieme a vedere la gara ed abbiamo esultato come pazzi. Le ho scritto subito per farle i complimenti, poi ho parlato con Matteo più tardi, ma prima mia nuora». Un intreccio di affetti che viaggia tra Roma e le Marche, tra sacrifici e orgoglio. Perché, se la medaglia è d’oro, dietro c’è anche una rete familiare che resiste alla distanza: i genitori che, raggiungono la capitale e Matteo che continua a tornare nella sua Pollenza ogni volta che ne ha l’occasione, portando con sé anche un pezzo di quella terra marchigiana entrata, in qualche modo, nella storia olimpica. E proprio pensando alla famiglia, Matteo Angeletti non nasconde un ringraziamento speciale a chi, più di tutti, ha condiviso da vicino sacrifici e attese: «Devo dire grazie soprattutto a nostro figlio Tommaso. Ha patito la mancanza della mamma, com’è giusto che sia, ma ci ha aiutato tanto in questo percorso. È stato bravissimo ed ha già dimostrato il suo carattere da vero campione».




