Oriana Fallaci fumava di continuo e spegneva le sigarette sul divano, cosa che mi faceva imbufalire. Ho il rammarico di non averle parlato prima che morisse
Vittorio Feltri ha deciso di raccontare le fasi salienti della sua sfera privata professionale e privata nel libro “Il direttore rompiscatole. Storie della mia vita“, scritto con Alessandro Gnocchi per Foglio Edizioni. A Il Corriere della Sera ha deciso di aprire lo scrigno dei ricordi e di raccontare della sua grande amica, Oriana Fallaci.
“Mi aveva convocato in un ristorante di piazza Cavour. – ha ricordato – Io arrivai con tre minuti di ritardo e lei era già seduta, con questo pacco gigantesco accanto. Lo scartai perplesso e trovai una pelliccia di visone da uomo. ‘È l’ultima moda a New York’, mi disse. Naturalmente non la indossai mai, ma la conservo ancora”.
Un giorno poi la celebre reporter lo aveva chiamato: “Sì, era giugno del 2006. Mi chiamò, disse che aveva delle faccende da sbrigare a Milano, ma di non volersi mostrare fragile. Così mi offrii di ospitarla nella mia casa in piazza Duse, dove rimase per qualche giorno, dopo aver cacciato la governante. Io, per non disturbarla, stavo in mansarda. Aveva sempre il suo bel carattere, fumava di continuo e spegneva le sigarette sul divano, cosa che mi faceva imbufalire”.
I ricordi affettuosi sono numerosi: “Per il suo compleanno stappai una bottiglia di Dom Pérignon: la feci felice. Desiderava conoscere Maria Luisa Trussardi, perché in guerra si portava il suo profumo: quando andammo da lei a pranzo, si vestì come una regina. E al rientro mi chiese di portarla dal salumaio. Poi tornò a Firenze: voleva morire lì”.
E ancora: “Mi occupai io di chiamare un autista. Durante il viaggio mi fece mille telefonate: perché c’era caldo, e avvisai l’autista di accendere l’aria condizionata, poi perché c’era freddo, e lo richiamai per alzare la temperatura. Prima di partire mi chiese un bicchiere e un cucchiaino per prendere le medicine durante il viaggio. E qui devo raccontare una cosa che ancora mi commuove”.
“Intanto ho il rammarico di non averle parlato prima che morisse. – ha concluso – Lei mi aveva cercato, ma io ero all’ospedale e non potei richiamarla. Poi, dopo la sua morte, incontrai monsignor Fisichella che mi diede un pacchetto: ‘Oriana mi ha chiesto di darglielo’. Lo aprii e dentro c’erano il bicchiere e il cucchiaino”.
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