Emilia Romagna

Organici della Polizia Stradale ridotti all’osso, l’allarme del sindacato nel modenese


Il bilancio del 2025 sulle strade del Modenese è pesante: la provincia ha registrato trentanove decessi, un dato che la colloca al secondo posto in tutta l’Emilia-Romagna per numero di incidenti mortali. Complessivamente, nel corso dell’ultimo anno i sinistri sul territorio provinciale hanno superato ampiamente quota tremila, con una media impressionante di circa nove incidenti al giorno. Di fronte a questa strage continua, il sindacato di polizia Siulp interviene duramente, bocciando l’idea che il problema si risolva solo a colpi di leggi e sottolineando che “ulteriori modifiche al Codice della Strada non servano più di tanto, poiché servirebbero soprattutto tanti controlli da parte di personale particolarmente preparato e qualificato”.

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La realtà sul campo, tuttavia, è ben diversa, tanto che la sigla sindacale definisce l’attuale forza lavoro della Polizia Stradale “assolutamente insufficiente per garantire i servizi di pattugliamento”. Le stime del Siulp sono impietose e certificano un organico provinciale fermo a sole centodiciassette unità, considerato “il più basso di sempre”. La mappa delle carenze tocca tutti i presidi. La Sezione centrale di via Giardini conta trentacinque operatori contro i quarantacinque teoricamente previsti. Grave anche la situazione in provincia: al Distaccamento di Mirandola lavorano dieci agenti anziché quattordici, mentre a Pavullo sono in servizio appena nove unità al posto delle quattordici stabilite dalla pianta organica. Un discorso a parte riguarda la Sottosezione di Modena Nord, snodo cruciale per la gestione della viabilità sulle autostrade A1 e A22, che attualmente dispone di sessantadue poliziotti rispetto ai sessantasei previsti.

Questa dotazione già precaria è ulteriormente aggravata dalle assenze a lungo termine per patologie o aggregazioni ad altri incarichi, fattori che fanno precipitare la forza lavoro effettiva a soli trentatré agenti per Modena, sessanta per Modena Nord, nove per Mirandola e otto per Pavullo. Le prospettive a breve termine non lasciano intravedere alcun miglioramento: nel 2026 andranno in pensione senza sostituzione tre poliziotti e un impiegato civile, mentre per il 2027 sono già previste altre quattro uscite.

I rappresentanti dei lavoratori considerano questo quadro “estremamente risicato e ingiustificato, viste l’elevata incidentalità e la complessità viaria del territorio modenese rispetto ad altre province”. Le pattuglie devono infatti sorvegliare due arterie ad altissima densità di traffico come la Statale 9 Emilia e la Statale 12 Abetone-Brennero, insieme a oltre novecento chilometri di strade provinciali. A congestionare questa rete contribuisce un enorme afflusso di veicoli industriali legati al distretto ceramico di Sassuolo, al polo tessile carpigiano e al settore biomedicale della Bassa, a cui si aggiungono le regolari scorte per l’ordine pubblico delle squadre di calcio locali. Il personale è inoltre costantemente impegnato nei grandi eventi della Motorvalley, nelle gare ciclistiche e nei progetti di educazione stradale rivolti alle scuole.

Per spezzare l’immobilismo istituzionale, il sindacato è pronto a muoversi su più fronti. Il primo passo sarà la richiesta di un confronto a stretto giro con i vertici del Compartimento Polizia Stradale dell’Emilia-Romagna, con l’obiettivo di pretendere “maggiori risorse per questa provincia” in sede di distribuzione del personale regionale. Parallelamente, il Siulp chiederà un “incontro al Ministero dell’Interno” per far valere il peso specifico del territorio modenese, sollecitando maggiore attenzione per un’area considerata strategica per l’intera economia nazionale.


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