Friuli Venezia Giulia

Ordigni bellici nel porticciolo di Barcola, stop ai lavori: trovate soluzioni per i diportisti

3 aprile 2026 – ore 15:00 – Soluzioni alternative per i proprietari dei posti barca del porticciolo di Barcola, dopo il blocco dei lavori di dragaggio causato dal ritrovamento di ordigni bellici. La Regione Friuli Venezia Giulia ha avviato un’interlocuzione con l’Autorità di sistema portuale per individuare spazi temporanei destinati ai diportisti. A renderlo noto è stato l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, mentre sono in corso le operazioni di bonifica da parte degli artificieri del Terzo Reggimento Genio Guastatori di Udine. Gli interventi hanno riguardato 17 proiettili d’artiglieria ad alto potenziale, di fabbricazione inglese e risalenti alla Seconda guerra mondiale, rinvenuti durante i dragaggi necessari all’abbassamento del fondale e alla rimozione dei detriti accumulati negli anni.

Secondo quanto riferito dall’assessore, saranno messe a disposizione alcune aree portuali, verosimilmente anche in prossimità del Molo Zero, che verranno attrezzate a spese della Regione e potranno ospitare almeno un centinaio di imbarcazioni. Una misura temporanea volta a ridurre i disagi per i titolari dei posti barca durante le operazioni di messa in sicurezza del sito. L’intervento si inserisce in un più ampio progetto di manutenzione delle vie di navigazione, che comprende anche il rio Ospo e la sistemazione delle barriere soffolte e delle scogliere lungo il litorale di Barcola, finanziato con 3 milioni di euro dalla Regione. In attesa dell’ordinanza della Capitaneria di porto, che dovrebbe limitare l’interdizione al solo specchio acqueo, restano fruibili le aree a terra, tra cui magazzini, passeggiata e frangiflutti. Il ritrovamento degli ordigni, ha evidenziato Scoccimarro, è stato inatteso, anche alla luce dell’assenza storica di attività bellica diretta nella zona.

Le prossime fasi prevedono l’avvio delle operazioni di “debombing” e una verifica bellica completa dell’area, per escludere la presenza di ulteriori residuati. La tempistica resta incerta per la complessità degli interventi e per il numero di soggetti coinvolti, tra imprese, ditte specializzate, Esercito e Marina Militare. Dagli accertamenti effettuati è emerso che gli ordigni non risalgono alla Prima guerra mondiale, circostanza che avrebbe potuto complicare ulteriormente le operazioni per il rischio di presenza di gas tossici.

Articolo di Francesco Viviani




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