Basilicata

Operazione “Contractus”, la Camorra negli appalti in Toscana: 11 arresti

Operazione antimafia: Gli 11 arresti colpiscono le infiltrazioni della Camorra nel settore degli appalti in Toscana con estorsioni e cantieri occupati.


FIRENZE – Un’offensiva dello Stato contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel cuore dell’economia toscana. All’alba di oggi, 12 aprile 2026, i Carabinieri del Comando provinciale di Siena hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone di origine campana, accusate di aver importato il metodo mafioso nel settore degli appalti pubblici e privati tra il Centro e il Nord Italia. L’operazione, denominata “Contractus”, è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, guidata dalla procuratrice Rosa Volpe. Gli indagati sono ritenuti legati allo storico clan Moccia di Afragola, organizzazione egemone nel Napoletano.

GLI ARRESTI E IL SISTEMA DELLA CAMORRA NEGLI APPALTI DELLA CAMORRA IN TOSCANA: CANTIERI OCCUPATI E COSTI GONFIATI

Al centro dell’inchiesta, avviata nell’aprile 2025, ci sarebbe la società “P.R. Appalti s.r.l.”. Secondo l’accusa, l’impresa fungeva da paravento legale per imporre un controllo ferreo su altre ditte subappaltatrici. Attraverso minacce e violenze, i contratti sarebbero stati trasformati da accordi “a corpo” a contratti “ad ore”. Venivano registrate ore di lavoro mai effettuate o presenze sproporzionate di operai per gonfiare i crediti e i costi a carico dei committenti. In caso di resistenza, segnalano gli inquirenti, da parte degli imprenditori onesti, il gruppo passava all’occupazione dei cantieri e a minacce dirette, anche nei confronti di pubblici ufficiali.

Particolarmente allarmante è il coinvolgimento di lavori finanziati con i fondi del Pnrr, segno di una strategia criminale volta a intercettare i grandi flussi di denaro pubblico destinati alla ripresa economica.

«MILLE SOLDATI AI MIEI ORDINI»

La caratura degli indagati sarebbe emersa dalle intercettazioni. Il principale indagato, evocando la forza del clan, affermava con arroganza: «Se mi arrestano a me… stanno altri mille soldati che rispondono ai miei ordini». Delle 11 persone coinvolte, 7 sono finite in carcere e 4 agli arresti domiciliari. Le operazioni hanno interessato le province di Napoli, Caserta, Prato, Firenze e Udine, includendo perquisizioni nelle abitazioni e nella sede legale della società coinvolta.

L’APPELLO DELLO STATO: «DENUNCIATE»

Determinante per la riuscita dell’indagine è stato il contributo del nucleo dei Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro e della Guardia di Finanza di Siena. La procuratrice Rosa Volpe ha sottolineato come l’Arma abbia garantito protezione costante alle vittime durante tutta la fase investigativa. Dalla Procura arriva ora un invito perentorio a tutti gli imprenditori: «Invitiamo tutti gli operatori economici che siano stati vittime di forme di intimidazione e coercizione da parte di coloro che hanno operato sotto lo schermo sociale della società ‘P.R. Appalti s.r.l.’ o con analoghe metodologie criminali a denunciare con determinazione, unico sistema per superare l’isolamento e il ricatto mafioso».


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