Onorevoli di Calabria: Dario Antoniozzi
Chi sono gli Onorevoli di Calabria, scopriamo le biografie dei parlamentari che dal 1946 ad oggi hanno rappresentato i calabresi in Parlamento, conosciamo Dario Antoniozzi
Membro del Governo per circa venti anni, Dario Antoniozzi è stato tra più convinti sostenitori dell’unità europea e ha incarnato la figura del politico onesto e per bene. Nasce a Rieti nel 1923, ma si trasferirà ben presto, nel 1929, a Cosenza, dove il padre Florindo, più tardi Cavaliere del Lavoro, sarà incaricato di salvare la Cassa di Risparmio di Calabria. La banca viveva allora un momento di forte crisi e Antoniozzi senior ne diverrà ben presto Direttore generale, guidandone uno sviluppo molto significativo, che la porterà ad essere la quinta cassa di risparmio d’Italia, e che si arretserà solo dopo la sua morte.
Il giovane Dario si laurea in giurisprudenza e inizia la professione di avvocato, ma nel 1953 la passione per la politica lo porta ad essere eletto deputato con un ottimo successo personale: ottiene oltre 62 mila preferenze ed è il secondo più votato della lista, appena dietro al veterano Gennaro Cassiani. Alla Democrazia cristiana si era iscritto già nel 1947, grazie al suo professore del liceo, don Luigi Nicoletti.
Nel 1958, rieletto, inizia la sua lunga e fortunata stagione di Governo, come Sottosegretario ai Trasporti, chiamato direttamente da Amintore Fanfani, per la seconda volta Presidente del Consiglio. Riconfermato in diversi Governi, per volontà di Aldo Moro trascorrerà ben sette anni, dal 1963 al 1970, all’Agricoltura come Sottosegretario, occupandosi a livello europeo degli intessi del nostro settore primario e garantendo con la sua presenza la continuità dell’azione politica, nonostante l’alternarsi di tanti Governi e altrettanti Ministri. Ed è proprio in questa veste che entrerà per la prima volta in contatto con le istituzioni di Bruxelles.
ONOREVOLI DI CALABRIA: DARIO ANTONIOZZI, SOTTOSEGRETARIO E POI MINISTRO
Vice Segretario della DC, con Emilio Colombo a Palazzo Chigi, nel 1970, diventerà Sottosegretario alla Presidenza. Nel 1976, dopo essere stato Sottosegretario per ben 14 volte, arriva la nomina a Ministro, prima del Turismo e dello Spettacolo e poi dei Beni Culturali. Si deve a lui l’acquisto da parte dello Stato del Palazzo della celebre Fontana di Trevi a Roma.
Nel 1979, però, cambia tutto. Alle prime elezioni dirette per scegliere i componenti del Parlamento europeo, ottiene un grande successo personale e arriva a Strasburgo. Era Ministro in carica e, caso unico nella storia italiana, decide di dimettersi da membro del Governo e da parlamentare nazionale (attendendo in quest’ultimo caso qualche mese su richiesta del partito) per dedicarsi all’Europa, che riteneva l’orizzonte più importante. Sarà rieletto anche il 1984.
Al Parlamento europeo, iscritto al Partito popolare di cui era stato tra i fondatori nel 1976, è stato membro della Commissione per le relazioni economiche esterne, della Commissione per il controllo di bilancio, della Commissione per gli affari istituzionali, della Delegazione per le relazioni con il Canada, della Delegazione per le relazioni con la Norvegia, della Delegazione per le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese. Dopo il ritiro dalla politica attiva nel 1989, si dedicherà per il resto della vita a tenere conferenze in giro per il mondo, parlando principalmente dell’importanza della scelta europea. Padre di tre figli, tra cui Alfredo, deputato prima europeo e poi nazionale, è morto a Roma nel 2019.
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