Basilicata

Omicidio Magellano a Bari, il Gip: «L’indagato potrebbe reiterare il reato»

Gip di Bari convalida il carcere per Pastore presunto autore dell’omicidio di Magellano: ucciso con dieci coltellate. Contestata la premeditazione e l’estrema crudeltà dell’agguato.


BARI – Resta dietro le sbarre Maurizio Pastore, il 42enne accusato dell’efferato omicidio di Amleto Magellano, il 39enne ucciso lo scorso 17 gennaio per le strade del capoluogo pugliese. Il Gip del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere, descrivendo l’indagato come un soggetto dall’indole «fortemente aggressiva e imprevedibile».

IL DELITTO E L’AGGRAVANTE DELLA CRUDELTÀ

La ricostruzione degli inquirenti, supportata dalle immagini della videosorveglianza e dalle testimonianze oculari, delinea un quadro di estrema violenza. Pastore avrebbe teso un vero e proprio agguato alla vittima: uscendo di casa armato di coltello, avrebbe atteso il passaggio di Magellano per poi colpirlo ripetutamente. Sono almeno dieci i fendenti inflitti all’addome e al torace. Un numero di colpi che ha spinto la Procura a contestare l’aggravante della crudeltà. Oltre a questa, pesa la premeditazione. Il presunto aggressore, che si trovava già agli arresti domiciliari, avrebbe pianificato l’azione per poi rientrare rapidamente nella propria abitazione. Dietro la furia omicida ci sarebbe una banale questione economica. Secondo quanto riferito dalla moglie della vittima, il movente sarebbe riconducibile a una richiesta di denaro non soddisfatta. Un clima di tensione che durava da tempo: la donna ha infatti rivelato che già un anno fa Pastore avrebbe aggredito il marito utilizzando un martello.

OMICIDIO MAGELLANO BARI, PER IL PRESUNTO KILLER PERICOLO DI FUGA E REITERAZIONE

Nel convalidare il provvedimento, il giudice ha evidenziato non solo l’elevata pericolosità sociale dell’uomo, definito «incline all’ira», ma anche il concreto pericolo di fuga. Pastore, consapevole di essere stato riconosciuto da una testimone oculare, avrebbe potuto tentare di far perdere le proprie tracce anche per timore di ritorsioni nei suoi confronti. Durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi ieri, l’indagato ha scelto la linea del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere.


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