Marche

Omicidio Cameyi a Porto Recanati, al via l’Assise. Il fratello si fa sentire: «Esigiamo giustizia»

PORTO RECANATI A sedici anni dalla scomparsa della 15enne Cameyi Moshammet ieri si è aperto in Corte d’Assise il processo per omicidio a carico del suo ex fidanzato Monir Kazi. Il 36enne non era presente, da anni è in Bangladesh e da lì non è più tornato. Proprio questa lontananza ha contribuito ad allungare i tempi del procedimento in una vicenda già di per sé particolarmente complessa.

I familiari

Ieri in tribunale erano presenti la mamma della ragazzina, Fatema Begun, e due fratelli della vittima, Jisan e Sajid. «Cosa ci aspettiamo – ha detto Jisan fuori dall’aula -? Giustizia, anche se dopo 16 anni la vedo difficile».

In totale sono 45 i testimoni che il pm Rosanna Buccini chiede di sentire, altrettanti sono stati indicati dalle parti civili, gli avvocati Luca Sartini (per la famiglia della vittima) e Marco Vannini (per l’associazione Penelope Marche), ma molti coincidono, poco di più sono quelli indicati dal difensore Marco Zallocco.

Il processo davanti alla Corte presieduta dal giudice Andrea Belli si prospetta particolarmente impegnativo, è possibile che non tutti i testi vengano sentiti nel corso dell’istruttoria, certamente il consenso dato dal difensore all’acquisizione in blocco delle intercettazioni trascritte dalla polizia giudiziaria consentirà di risparmiare tempi e soldi.

I primi testi saranno sentiti il 23 settembre, si tratta di sette investigatori, tra cui due della Scientifica. Poi si procederà per step con un’udienza al mese. «Ricordo come fosse ieri quando mia sorella scomparve – ha raccontato ieri il fratello Jisan -. Quella mattina (era il 29 maggio del 2010) ero a casa perché avevo mal di denti, lei è uscita per andare a scuola, doveva prendere il bus, penso che alla stazione ci fosse Monir».

La aspettavano a casa dopo la scuola. «Ci siamo allarmati – ha continuato -, quando l’abbiamo chiamata al telefono ha risposto una voce maschile, dopo due secondi ha buttato giù. Abbiamo provato a richiamare ma da quel momento squillava a vuoto. Dieci giorni dopo la scomparsa abbiamo richiamato, il telefono ha squillato, qualcuno ha risposto ma senza dire niente».

Il giorno della scomparsa le telecamere ripresero Cameyi con Kazi alla stazione di Porto Recanati. L’ultima cella agganciata dal suo telefono è quella che copre l’Hotel House, poi più nulla fino al 2018 quando a poche decine di metri dal maxi palazzone, in un pozzo interrato, furono trovati alcuni resti della 15enne. Per la procura a ucciderla fu il fidanzato per gelosia, perché frequentava anche un altro ragazzo.




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