Società

Omicidio a La Spezia, Ancodis: “Le soluzioni emergenziali non convincono, servono azioni pedagogiche contro il disagio”

Dopo l’omicidio di La Spezia, Ancodis boccia le soluzioni repressive. Per il presidente Cicero servono risorse e un tavolo nazionale per intercettare il disagio ed evitare che gli studenti si sentano soli, affrontando così le cause educative e sociali.

L’omicidio dello studente nella scuola di La Spezia impone una profonda riflessione sulla funzione educativa e sul ruolo degli insegnanti oggi. A intervenire è l’ANCODIS (Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici), che attraverso il suo presidente Rosolino Cicero analizza lo stato di salute delle relazioni all’interno delle aule. Secondo l’associazione, la violenza all’interno del perimetro scolastico verso persone o beni è diventata “un dato incontrovertibile”.

La scuola moderna si trova a dover gestire una complessità relazionale sempre più difficile. Cicero sottolinea come questi rapporti siano spesso minati da “beceri pregiudizi ideologici” e segnati da un evidente decadimento del ruolo sociale dell’istituzione scolastica, aggravato dal mancato riconoscimento del patto di corresponsabilità con le famiglie.

I limiti delle soluzioni repressive

Di fronte a eventi così drammatici, la tentazione di ricorrere a misure drastiche è forte, ma ANCODIS avverte sui rischi di un approccio sbagliato. Il presidente afferma che le soluzioni emergenziali, fatte di divieti o controlli preventivi, “non convincono proprio per la loro natura”.

Puntare esclusivamente su norme sanzionatorie o sulla repressione è considerata una strategia fallimentare. Rosolino Cicero spiega che questo tipo di interventi è inefficace perché “non intervengono sulle cause che – nelle scuole oggi incautamente denominate “a rischio” – sono spesso educative, sociali ed economiche”. La sicurezza, secondo l’associazione, passa invece per la capacità di far emergere quel disagio che spesso i ragazzi tengono nascosto o considerano un problema esclusivamente personale.

La proposta: un tavolo nazionale

Per uscire dall’emergenza, l’associazione lancia una proposta concreta alle istituzioni. È necessario aprire un “tavolo nazionale per il confronto di esperienze” che porti alla definizione di protocolli educativi condivisi. Questi strumenti, innestati nell’autonomia scolastica, dovrebbero aiutare i docenti e il personale a riconoscere tempestivamente le fragilità.

L’obiettivo è accompagnare le comunità scolastiche in un percorso di prevenzione pedagogica. Il presidente Cicero dichiara che bisogna agire affinché nessun alunno si senta “vittima della propria solitudine”.

Per realizzare questo cambio di passo, però, servono mezzi adeguati. La scuola, conclude il presidente dell’ANCODIS, è capace di trovare le soluzioni, ma deve essere messa nelle condizioni di farlo “serenamente con le necessarie risorse umane, professionali ed economiche”, auspicando una collaborazione più stretta con le altre istituzioni locali.


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