Oltre l’ospitalità tradizionale: in Italia cresce lo scambio casa

Un nuovo modo di fare turismo che sembra quasi un ritorno alle origini: l’Italia ha scoperto lo scambio casa e sembra decisa a cavalcare l’onda del cosiddetto turismo collaborativo, un’alternativa sempre più consolidata come terza via rispetto all’hôtellerie e agli affitti brevi. I dati del 2025 confermano il cambio di paradigma: la fiducia reciproca diventa un asset economico capace di generare volumi che iniziano a impattare sensibilmente sulle dinamiche dei flussi turistici nazionali.
I numeri dello scambio casa
HomeExchange, attualmente la più grande piattaforma di home swapping al mondo, ha chiuso il 2025 con un incremento del 43% degli scambi realizzati a livello globale rispetto al 2024 e una crescita ancora più marcata in Italia, dove l’attività è aumentata del 45%. Alla base di questa performance c’è una proposta di valore semplice e riconoscibile: una quota annuale di 175 euro che consente scambi illimitati, senza transazioni monetarie tra le parti, rendendo il viaggio più accessibile anche in una fase di aumento generalizzato dei costi. Una formula che nel 2025 ha convinto circa due milioni di viaggiatori, che hanno scelto lo scambio casa per i propri soggiorni contribuendo alla crescita costante dei pernottamenti.
“In un contesto di crescente sfiducia, le persone sono sempre più attratte da modelli basati su cooperazione, relazioni autentiche e affidamento reciproco – spiega Emmanuel Arnaud, Ceo di HomeExchange – Oggi la fiducia è la vera forma di ricchezza”. Un approccio che si riflette anche nelle dinamiche di crescita della community: il 60% dei nuovi iscritti arriva infatti tramite passaparola, segno di un alto livello di soddisfazione tra i membri. Con oltre 270mila iscritti in 155 Paesi, la piattaforma è entrata stabilmente nelle abitudini di viaggio di milioni di persone. L’obiettivo per il 2026 è arrivare a 15 milioni di pernottamenti a livello globale.
Il mercato italiano
L’Italia si posiziona come il quarto mercato mondiale per la piattaforma, con una crescita che supera la media globale. Nel 2025 gli scambi finalizzati sono stati 39.400, contro i 27.100 dell’anno precedente (+45%). L’analisi territoriale rivela una penetrazione interessante in regioni a forte vocazione turistica che cercano nuove forme di gestione della domanda. Campania e Puglia guidano la classifica nazionale con incrementi rispettivamente dell’80% e del 60%. Liguria (+57%), Lombardia e Trentino-Alto Adige (+55%) confermano la tenuta del modello anche in destinazioni mature. Questa distribuzione capillare suggerisce un impatto positivo sui territori, favorendo una naturale destagionalizzazione e la redistribuzione dei flussi verso aree meno toccate dal turismo di massa.
Un’alternativa al turismo di massa
Lo scambio casa si inserisce anche nel dibattito sui limiti del turismo tradizionale. In un momento in cui molte città e regioni europee affrontano gli effetti dell’overtourism, questo modello viene riconosciuto da alcune regioni e città europee come una forma di turismo virtuosa e non commerciale. Il fatto di basarsi sull’uso di abitazioni primarie e su soggiorni reciproci riduce la pressione sulle infrastrutture e alloggi, favorendo un rapporto più equilibrato con le comunità locali.
“L’ospitalità tradizionale sta raggiungendo i suoi limiti – sottolinea il co-fondatore Charles-Edouard Girard – Non possiamo costruire hotel all’infinito e il turismo di massa genera pressione ambientale, tensioni sociali ed esperienze sempre più standardizzate”. Il modello HomeExchange, certificato B Corp, “offre una strada diversa, che privilegia relazioni non transazionali e rispetto per le comunità locali”.
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