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oltre il mito del talento innato

Micheal Jackson, Usain Bolt, Pablo Picasso, Steve Jobs. Che cos’hanno in comune questi personaggi? Sono universalmente considerati dei talenti. È innegabile: la società contemporanea è affascinata dall’idea del talento innato. Che si tratti di lavoro, sport, musica o scuola, è diffusa la convinzione che alcune doti siano naturali, creando un divario immaginario tra soggetti geniali “baciati dalla sorte” (e a cui tutto appare facile) e individui comuni che devono limitarsi ad accettare una condizione meno fortunata.

Questa filosofia, però, trascura gli sforzi, la dedizione e la costanza che spesso si celano dietro un profilo apparentemente solo talentuoso e crea un alibi che induce a trascurare il proprio potenziale.

Oltre il mito dei “bambini prodigio”

Nel libro Il potenziale nascosto (Egea, 2024) Adam Grant smonta la retorica del “dono”. Al contrario, il ricercatore e accademico americano punta l’attenzione sulle capacità inespresse delle persone. Gli studi da lui messi a sistema dicono che il livello di stipendio non è correlato al rendimento dei primi anni scolastici, quanto alla capacità di miglioramento dello studente nel corso del tempo.

Questo falso mito si riflette anche nei comportamenti delle stesse aziende, dove spesso mancano strumenti per valutare il potenziale delle persone. Persino un’organizzazione strutturata come la NASA seleziona astronauti e ingegneri tendendo a privilegiare le performance attuali e a trascurare tanto il percorso di crescita quanto la cosiddetta “possibilità di riscatto”. Una logica che, ricorda ancora Grant, tocca da vicino anche il mondo degli scacchi. Gli imbattibili maestri di “cavallo e regina” non sono per forza stati dei bambini prodigio: a fare la differenza è in realtà la qualità dell’ambiente di apprendimento, grazie a coach capaci, feedback continui e moltissima pratica.

In altre parole – come già osservato dal divulgatore e sociologo Malcolm Gladwell nel testo Outliers (Penguin, 2009) – il successo non è riconducibile alla sola fortuna o al solo talento innato, bensì al modo in cui ogni persona reagisce alle occasioni e alle sfide che la vita gli presenta.


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