Lazio

oltre 500mila lavoratori sono sovraqualificati

Studiare di più per guadagnare (e contare) di meno. È questa la fotografia scattata dal sindacato sulla Città Metropolitana di Roma per il 2024.

Sono 535.337 le persone “sovraistruite”, ovvero lavoratori che utilizzano solo in minima parte il proprio bagaglio formativo.

Un dato che a Roma raggiunge il 29,1%, superando di quasi due punti la media nazionale (27,4%).

Giovani e donne: le categorie più colpite

Il fenomeno dell’overeducation non è democratico: si accanisce sulle fasce più fragili e sui nuovi ingressi nel mercato del lavoro.

  • Il fattore età: Tra i giovanissimi (15-24 anni) quasi uno su due (49,4%) è sovraistruito. La percentuale cala con l’esperienza, ma resta significativa anche nelle fasce centrali.

  • Il divario di genere: In ogni fascia d’età, le donne sono più sovraqualificate degli uomini. Complessivamente, il tasso femminile è del 32,7% contro il 26,1% maschile. Un gap che tocca i 10 punti percentuali tra gli under 24.

Stranieri e precari: il picco della criticità

Roma si conferma un territorio ostile per la valorizzazione delle competenze dei lavoratori migranti. L’incidenza della sovraistruzione tra i cittadini stranieri balza al 46%, contro il 26,5% degli italiani.

Altrettanto netto è il divario contrattuale: chi ha un lavoro atipico o precario è sovraistruito nel 40,4% dei casi, segno che la flessibilità spesso coincide con il declassamento professionale.

I settori: commercio e servizi in cima alla lista

Dove si annida maggiormente lo spreco di competenze? I dati indicano i comparti a basso valore aggiunto o alto turnover:

Servizi sociali e alle persone: 42,8%

Commercio: 41,2%

Costruzioni: 36,8%

L’analisi della Cgil: «Rischio impoverimento sociale»

Secondo il sindacato, questi numeri descrivono un mercato del lavoro che sta scivolando verso il basso. «La nuova occupazione viene creata sempre più in mansioni a bassa intensità di conoscenze e scarsamente valorizzate», denuncia la Cgil.

Il rischio è duplice: da un lato la fuga di cervelli, dall’altro l’impoverimento economico di chi resta, intrappolato in salari bassi nonostante l’alto livello di studi.

La soluzione prospettata è un cambio radicale di rotta: un nuovo modello di sviluppo per l’area metropolitana di Roma (che ospita il 75% dei lavoratori regionali) che punti su innovazione e settori ad alta intensità di conoscenza, capaci di assorbire e pagare correttamente l’alta scolarizzazione dei romani.

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