“Oltre 32mila donne incinte a rischio”

Cuba sta vivendo giorni difficili. Le politiche ostili dell’amministrazione Trump hanno messo l’isola in ginocchio. Per reagire all’embargo petrolifero imposto dagli Usa, L’Avana ha dovuto adottare un drastico razionamento del carburante, con gravi ripercussioni sull’economia locale e, soprattutto, sulla vita delle persone, private di servizi fondamentali come trasporti e sanità. Adesso, il governo ha lanciato un allarme sanitario denunciando che oltre 32mila donne incinte si trovano attualmente in condizioni di rischio per la loro salute a causa del blocco energetico: a renderlo noto è un comunicato del ministero della Sanità, che sottolinea come la crisi stia colpendo in modo esteso non solo le gestanti, ma anche altre categorie particolarmente vulnerabili.
Secondo quanto riferito dalle autorità cubane, l’emergenza riguarda “tutti i servizi vitali per neonati, minori, diabetici, malati di cancro e per coloro che necessitano di interventi chirurgici o cure d’urgenza”. Tra le conseguenze più gravi, viene segnalata in particolare la difficoltà per le donne incinte di accedere “alle ecografie ostetriche per il monitoraggio fetale e ai test genetici per la diagnosi tempestiva di malformazioni”, si legge nel comunicato. Il problema non si limita alla diagnostica.
Le autorità denunciano anche “limitazioni nella mobilitazione delle équipe” mediche e “la disponibilità molto limitata di ambulanze per le emergenze e le cure urgenti”, fattori che ostacolano la capacità del sistema sanitario di rispondere tempestivamente alle situazioni critiche. L’attuale situazione “finisce per ripercuotersi anche sulla funzionalità complessiva di ospedali, reparti specializzati, sale operatorie e unità di terapia intensiva”, aggravando ulteriormente un quadro già fragile. Nel comunicato, il governo castrista accusa direttamente Washington, definendo il blocco un “atto criminale” che “mette in pericolo la vita di milioni di persone”.
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