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Oksana Masters, la rosa americana (e ucraina) che ha incantato Milano Cortina

Se vincere un oro alle paralimpiadi è un sogno, vincerne 13 non sembra nemmeno immaginabile. Eppure Oksana Masters ce l’ha fatta, e non ha intenzione di fermarsi qui. Sono 24 le medaglie paralimpiche nel suo palmarès finora, l’ultima (un bronzo) nella 20 km di sci di fondo a Milano Cortina. Collezionate – da Londra 2012 in poi – in 7 edizioni dei Giochi e quattro diverse discipline: para canottaggio e para ciclismo in estate, biathlon e sci di fondo in inverno. Medaglie che pesano, letteralmente: più di mezzo chilo quella d’oro a Milano Cortina (500 grammi d’argento più 6 grammi del metallo più prezioso, fanno sapere gli organizzatori), e Oksana del metallo più prezioso al collo ne ha già quattro. «La buona notizia è che non posso saltare, quindi non credo le romperò», scherza lei – intervistata dalla Cnn – ricordando come alla pattinatrice olimpica Alysa Liu si sia staccato il laccio che permette di indossarla. Una storia, quella di Oksana Masters, che attraversa e unisce tanti dei luoghi che oggi vivono in guerra.

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 – Sci di fondo paralimpico – 20 km a partenza scaglionata (sedute) – Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia – 15 marzo 2026. Oksana Masters degli Stati Uniti in azione durante la gara femminile dei 20 km a partenza scaglionata (sedute) REUTERS/Sarah Meyssonnier

Nasce nel giugno del 1989 a Chmel’nyc’kyj, oggi Ucraina. Non abbastanza lontano da Chernobyl, dove tre anni prima era esploso il reattore 4 della centrale nucleare. Sua mamma è esposta alle radiazioni, per cui Oksana nasce con diverse patologie congenite: le dita dei piedi sono sei, quelle delle mani sono cinque, ma palmate e senza pollici. Di rene ne ha solo uno, mentre le gambe hanno lunghezze molto diverse tra loro (la sinistra è 15 centimetri più corta dell’altra) e mancano alcune ossa indispensabili per reggere il peso del corpo e camminare. Viene abbandonata dalla famiglia in un orfanotrofio sovietico, dove resterà fino ai 7 anni e mezzo. «Era sopravvivenza, non infanzia», dice lei di quel periodo. Anni di abusi e solitudine – racconterà di aver visto morire la sua migliore amica, picchiata fino allo stremo per aver rubato un po’ di pane, e di aver imparato a non piangere – fino a quando incontra Gay Masters, professoressa statunitense e logopedista, arrivata in orfanotrofio con l’intenzione di adottare nonostante sia single.

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 – Sci di fondo paralimpico – Sprint femminile (seduta) – Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia – 10 marzo 2026. Oksana Masters degli Stati Uniti festeggia con la bandiera nazionale dopo aver vinto l’oro. REUTERS/Sarah Meyssonnier

«Mi ha dovuto insegnare cosa significhi felicità», dice di lei Oksana, che l’altro giorno, per ringraziarla, appena scesa dal podio le ha messo al collo l’oro agguantato nello sprint donne sitting di sci di fondo. Crescendo, le malformazioni alle gambe le impediscono di camminare, per cui le vengono entrambe amputate sopra il ginocchio prima dei 13 anni. Una scelta dolorosa, ma che le permette una nuova mobilità grazie alle protesi: «Spesso sono le mie mani a farmi sentire disabile, non le gambe», confessava al giornalista statunitense Graham Bensinger un anno fa. Numerosi interventi chirurgici- ne ha contati 28, finora – le hanno permesso di creare spazio tra le dita e di “trasformare” in pollice il primo dito di ogni mano.

La sua carriera paralimpica internazionale comincia nel 2012, ai Giochi estivi di Londra: è bronzo nel doppio misto di para canottaggio in coppia con Rob Jones, ex marine che ha perso le gambe in Afghanistan. Del canottaggio ama «la sensazione di scivolare sull’acqua e avere tutto sotto controllo», Oksana, ma problemi alla schiena le impediscono di continuare ad allenarsi. Lei però non molla, cambia: guarda alle discipline invernali – para biathlon e para cross-country skiing – e vince: 12 i podi alle Paralimpiadi per lei da Sochi 2014 nello sci di fondo sitting, tra chi gareggia seduto (tre ori finora a Milano Cortina 2026) e altri sei nel biathlon classe LW12 (un oro a Milano Cortina 2026), che abbina fondo e poligono. Quando la neve si scioglie, anche l’allenamento cambia: Oksana monta in sella della sua handbike e macina chilometri. Anche qui, seconda a nessuno: sono quattro gli ori per lei – due a Tokyo 2020, altri 2 a Parigi 2024 – nel para ciclismo.

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 – Para-biathlon – Allenamento – Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia – 5 marzo 2026. Oksana Masters degli Stati Uniti durante l’allenamento REUTERS/Sarah Meyssonnier

Oggi tutti la vedono splendere, Oksana – biondissima e sorridente, è l’atleta paralimpica del team Usa più medagliata di sempre a una paralimpiade – ma lei si definisce una «abituata a inseguire, a dover dimostrare che vale» e sottolinea di continuo l’importanza «di avere qualcuno che crede in te».


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